La guerra di Trump

  Trump attacca Meloni, premier tiene il punto ‘amici ma nessuna sudditanza’

di Ronny Gasbarri (*)

Roma, 14 apr. (LaPresse) – C’era una volta la ‘special relationship’ tra Donald Trump e Giorgia Meloni. Ad incrinare in maniera evidente il feeling di lunga data tra il presidente americano e la premier è stato l’affondo indirizzato dal tycoon nei confronti del Papa. Un attacco definito “inaccettabile” dall’inquilina di palazzo Chigi, che anche in occasione della visita al Vinitaly ha ribadito la sua posizione sottolineando di aver espresso “parole chiare”. “Non so quanti leader le abbiano espresse. Questo per quanti dicono che ci sarebbe una sudditanza”, ha aggiunto Meloni rimarcando il fatto che gli Usa sono “un nostro alleato strategico e prioritario, però quando si è amici bisogna anche avere il coraggio di dire quando non si è d’accordo, che è quello che io faccio ogni giorno”. Meloni in effetti anche in passato aveva criticato le scelte dell’amministrazione a stelle e strisce, dalla politica dei dazi alle mire sulla Groenlandia fino all’attacco all’Iran che ha generato la crisi legata allo Stretto di Hormuz. Stavolta, però, Trump ha replicato mettendo per la prima volta nel mirino la presidente del Consiglio dicendosi “scioccato da Meloni” per il mancato sostegno dell’Italia nel conflitto mediorientale. “Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo. È lei che è inaccettabile – il duro messaggio -. È molto diversa da quello che pensavo. Non è più la stessa persona”. E chissà se sui rapporti tra Washington e Roma tornerà il sereno come nei primi giorni dell’amministrazione Trump, quando Meloni volava direttamente a Mar-a-Lago per discutere del caso dell’arresto di Cecilia Sala in Iran o si recava, unica leader europea, alla cerimonia di insediamento del tycoon a Capitol Hill.

Di certo, lo ‘smarcamento’ di Meloni arriva in un momento particolarmente delicato per il governo, reduce dal ko al referendum sulla giustizia che ha costretto la premier a riferire in Parlamento sull’azione dell’esecutivo in vista della parte finale della legislatura. In quell’occasione l’opposizione l’aveva più volte attaccata proprio per il rapporto con Trump, ricordando anche quando aveva avanzato la candidatura del leader americano al Nobel per la pace. Stavolta però la questione è differente, ed è Elly Schlein a far capire che la linea è un’altra. Prendendo la parola alla Camera la segretaria dem esprime infatti “la più ferma condanna, che sono certa sarà unanime in quest’aula, per l’attacco del presidente Donald Trump alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per avere doverosamente espresso solidarietà a Papa Leone, e voglio dire che l’Italia è un paese libero e sovrano e che la nostra Costituzione è chiara, l’Italia ripudia la guerra”. “Nessun Capo di Stato straniero – aggiunge – può permettersi di attaccare o minacciare o mancare di rispetto al nostro paese e al nostro governo. Siamo avversari in quest’aula, ma siamo tutte e tutti cittadini italiani e rappresentanti degli italiani e non accetteremo attacchi o minacce al governo e al nostro paese”. Una difesa così netta non arriva dal M5S di Giuseppe Conte che, attraverso il capogruppo Riccardo Ricciardi, rivolge “la solidarietà all’istituzione ‘presidenza del Consiglio’. Ma se non ti comporti come istituzione per anni e ti comporti come leader politica, prona a Trump per 4 anni, questa è la moneta con cui ti ripagano. Perché noi l’abbiamo detto in quest’aula che ci sono servi sciocchi, talmente sciocchi che perfino i padroni li prendono in giro. E questo è stato quello che ha fatto Meloni”.

A sostenere la linea della premier, ovviamente, c’è il titolare della Farnesina Antonio Tajani che via social scrive: “Noi siamo e rimaniamo sinceri sostenitori dell’unità dell’Occidente e solidi alleati degli Stati Uniti, ma questa unità si costruisce con lealtà, rispetto e franchezza reciproci. Siamo abituati a dire ciò che pensiamo perché questo fanno le persone serie”. “Fino a oggi il presidente Trump considerava Giorgia Meloni una persona coraggiosa. Non si sbagliava – sottolinea il vicepremier – perché è una donna che non rinuncia mai a dire ciò che pensa. E su Papa Leone XIV ha detto esattamente ciò che tutti noi cittadini italiani pensiamo. Il presidente del Consiglio con il Governo difendono e difenderanno sempre e soltanto l’interesse dell’Italia”. Sulla stessa linea il presidente del Senato, Ignazio La Russa: “Se qualcuno può pensare che il presidente del Consiglio dell’Italia possa mai considerare accettabili attacchi frontali al sommo Pontefice non conosce l’Italia, non conosce il Presidente del Consiglio e non conosce quello che significa il rapporto tra l’Italia e il Papa che in questo caso è pure americano”. Per La Russa, tuttavia, “non c’è bisogno di ricucire. Trump ha una sua valutazione, noi continueremo a essere amici degli Usa su tutti gli argomenti su cui ci troviamo”. Nei prossimi giorni si capirà se l’analisi si rivelerà corretta ma secondo il leader di Iv, Matteo Renzi, non sarà così facile andare avanti: “Meloni viene scaricata persino dai suoi, dal suo guru, dal suo leader. Da dopo il referendum ogni giorno un problema. Saranno 15 mesi di piano inclinato fino alle elezioni, il crollo è appena cominciato”.

(*) La Presse

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