La guerra di Putin

Ucraina: Kramatorsk sgomberata dai civili, il Donbass al bivio del conflitto

 

di Giuliano Longo (*)

 

A Kramatorsk  è in corso un conflitto di proporzioni drammatiche per le forze ucraine che stanno ormai affrontano  la crescente pressione dei russi mentre le truppe sono logorate dalla carenza di munizioni sul fronte ormai allargato a snodi urbani chiave quali Kostiantynivka e Kramatorsk.

Cosa rappresenta Kramatorsk

Kramatorsk è una delle città industriali storicamente più rilevanti della regione del Donbass, situata nella parte settentrionale dell’Oblast’ di Donetsk, lungo le rive del fiume Kazennyj Torec è russofona al 68%  con una economia da sempre fondata sull’industria pesante e la meccanica di precisione:

Negli ultimi mesi, la città  è diventata il perno strategico più esposto dell’intero fronte orientale. Colpita da intensi bombardamenti condotti con bombe aeree guidate, droni e vettori missilistici, la città ha assistito  al progressivo avvicinarsi della linea di contatto.

Le continue incursioni hanno causato danni alle infrastrutture energetiche e idriche locali, accelerando le operazioni di svuotamento dell’area urbana: la città è stata infatti già interamente sgomberata dalla popolazione civile, sia per tutelare i residenti sia per consentire alle forze armate di concentrare le sue strutture difensive.

Kramatorsk, che prima del 2022 contava circa 150.000 abitanti, è oggi un centro urbano privo di vita civile, presidiato esclusivamente da unità militari e nuclei d’emergenza. Le vie cittadine e i quartieri residenziali sono stati riorganizzati con trincee, punti di blocco e schermature anti-drone per prepararsi ai prossimi combattimenti di strada.

Le forze di Mosca mantengono l’iniziativa  con assalti in  piccoli gruppi supportati dall’artiglieria pesante che martella continuamente le forze ucraine affaticate e anche analisi indipendenti e report internazionali confermano che le forze di Kiev sono in gtave difficoltà con il rimpiazzo degli effettivi  per coprire l’intera estensione del fronte.

Gli sviluppi della situazione

La battaglia di Kramatorsk – ormai totalmente militarizzata – assume un valore determinante per la prosecuzione del conflitto. Kramatorsk e Sloviansk costituiscono i due principali poli urbani e industriali del Donetsk ancora sotto il controllo di Kiev. Per Mosca rappresentano il completamento  della annessione dell’intera regione; per l’Ucraina, la perdita di questo snodo significherebbe la rottura della  linea di fortificazioni edificata dal 2014 ad oggi

La città è inoltre  un hub cruciale per il rifornimento, la manutenzione e la gestione dei feriti per tutto il settore orientale  conquistare questo snodo paralizzerebbe la continuità logistica ucraina nel Donbass.  La caduta dell  roccaforte di Kramatorsk aprirebbe alle truppe russe l’avanzata verso i confini degli oblast di Dnipropetrovsk e Kharkiv.

Le posizioni di Mosca e Kiev

Mosca definisce la cintura fortificata Pokrovsk–Kramatorsk–Sloviansk come l’ostacolo principale per la  “liberazione completa” dell’Oblast’ di Donetsk eun obiettivo strategico e politico imprescindibile per conseguire gli scopi ufficiali dell’operazione

I bollettini militari russi mettono l’accento sull’impiego massiccio di missili ad alta precisione, droni e bombe guidate FAB per distruggere  le infrastrutture militari, energetiche e logistiche dell’area. Secondo Mosca, tali attacchi mirano ad asfissiare le linee di rifornimento e impedire l’afflusso di riserve.

Il Ministero della Difesa russo smentisce categoricamente  le stime occidentali e ucraine sulle proprie vittime (definendo “propaganda” i report su centinaia di caduti per chilometro quadrato) evidenziando quotidianamente la distruzione di importanti depositi di munizioni, sistemi d’artiglieria e centri di comando ucraini nell’area di Kramatorsk.

Zelensky e lo Stato Maggiore delle forze armate ucraine ribadiscono che la cintura di fortezze del Donbass rimane la linea difensiva primaria nell’est. Kiev sottolinea come la difesa di Kramatorsk è fondamentale per prevenire una svolta strategica russa e punta sulle perdite insostenibili da parte russa. Una logica già proposta anche prima della caduta di città importanti quali Bakhmut (Donetsk) – maggio 2023; Mariupol (Donetsk) – maggio 2022;  Avdiivka (Donetsk) – febbraio 2024; Sievierodonetsk e Lysychansk (Luhansk) – giugno-luglio 2022; Marinka e Soledar (Donetsk) – gennaio 2023 / dicembre 2023.

Ma i canali ufficiali le interviste dei comandanti di brigata, ucraini non nascondono la carenza di munizioni d’artiglieria e il forte affaticamento delle brigate al fronte, per le quali si richiede un maggiore invio di sistemi di difesa aerea dai partner occidentali.

Tuttavia le autorità regionali ucraine hanno giustificato  lo sgombero completo della città sia con la necessità di salvaguardare la popolazione dai bombardamenti indiscriminati sulle infrastrutture civili, sia per trasformare il centro urbano in una posizione puramente difensiva.

Le prospettive di enti e analisti indipendenti sulla situazione di Kramatorsk

Il Quincy Institute for Responsible Statecraft evidenzia che il divario di risorse umane, materiale bellico e potenza di fuoco gioca  a favore della Russia. Per il Quincyinsistere sulla difesa a oltranza di Kramatorsk rischia di consumare le ultime riserve ucraine, aumentando la possibilità di un improvviso collasso del fronte.

Suggerisce quindi di utilizzare la tenuta di questa linea difensiva non per cercare una vittoria militare sul campo, ma come leva tattica per avviare negoziati di pace realistici prima che la città venga circondata o distrutta.

Il Center for Strategic and International Studies (CSIS) ritiene improbabile un assalto frontale russo in stile scontro urbano (sulla falsa riga di Bakhmut), che richiederebbe costi umani proibitivi anche per la Russia. La prospettiva russa è quella del soffocamento logistico: prendere il controllo dei nodi stradali e ferroviari limitrofi in direzione di Pokrovsk) per tagliare i rifornimenti a Kramatorsk e rendere la città militarmente inagibile.

Per il CSIS la tenuta della città non dipende dalle fortificazioni in sé, ma dalla velocità con cui l’Occidente riesce a rifornire l’Ucraina di munizioni d’artiglieria e difese antiaeree per contrastare le bombe guidate russe.

Michael Kofman del  Carnegie Endowment considera l’asse Kramatorsk-Sloviansk l’ancora di gravità di tutta la difesa ucraina nell’est e ritiene che l’obiettivo del Cremlino a Kramatorsk non sia la rapida conquista territoriale, ma il logoramento continuo delle brigate ucraine.

Tutti i Think Tank citati ritengono comunque che  se Kramatorsk dovesse cadere o diventare inagibile come hub di comando, l’Ucraina perderebbe la capacità di coordinare le operazioni difensive nell’intero Donbass, costringendo l’esercito a ripiegare su posizioni molto più arretrate e meno fortificate.

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

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