La giornata di ieri ha segnato un’altra tappa del negoziato sul piano di pace di Trump. Il rappresentante speciale del presidente degli Stati Uniti Witkoff e il genero del Presidente americano Jared Kushner sono arrivati a Mosca per discutere con Putin le modifiche al piano elaborate durante i negoziati con l’Ucraina.
Non è noto quali modifiche siano state apportate al piano durante gli incontri con la delegazione ucraina a Ginevra e in Florida, ma ieri. Zelensky ha annunciato di aver concordato 20 punti del piano rispetto ai 28 iniziali, anche che se i media occidentali in precedenza avevano riferito che Stati Uniti e Ucraina avevano concordato 19 punti prima dell’incontro di Miami.
Subito dopo gli incontri di Miami, i media ucraini hanno riferito che non era stato raggiunto alcun accordo su punti chiave sul ritiro delle truppe dal Donbass e il rifiuto di Kiev di aderire alla NATO, soluzione per la quale lo stesso segretario dell’Alleanza Mark Rutte aveva riferito la contrarietà di alcuni Paesi aderenti senza specificare quali.
Per quanto riguarda la trattativa a Mosca circola un certo ottimismo, mentre i media occidentali puntano sulle minacce di Putin all’Europa – almeno quelli che aspirano ad alimentare un clima di guerra- mentre le sue parole possono anche apparire con una luce diversa.
“L’Europa si è ritirata dall’accordo ucraino – ha detto – Non ha un programma di pace e ora sta ostacolando gli sforzi degli Stati Uniti per raggiungere un accordo. L’Europa sta avanzando proposte per un piano di pace per l’Ucraina che sono inaccettabili per la Russia. La Russia non ha intenzione di entrare in guerra con i paesi europei, ma se l’Europa inizia una guerra, la Russia è pronta fin da subito e allora Mosca non avrà nessuno con cui negoziare”, invitando gli europei a tener conto della situazione militare sul campo.
Zelenskyy, con il quale Witkoff e Kushner dovrebbero incontrarsi in Europa dopo il loro viaggio a Mosca, ha annunciato ieri ha parlato di “Decisioni difficili. Non ci saranno decisioni facili. Il problema non è se siano difficili. Sono in grado di prendere decisioni, l’importante è che siano giuste“,
I temi più delicati del piano di pace in discussione sono le questioni territoriali, i beni russi congelati e le garanzie di sicurezza, tra cui l’adesione all’Unione Europea che appare tuttavia scontata e non ha mai trovato l’opposizione di Putin ma solo sotto il profilo economico e non quello militare che è oggi è la linea dei Paesi Europei, ormai orientati al rapido riarmo.
“Siamo grati agli Stati Uniti per la loro disponibilità a garantire questa sicurezza – ha affermato Zelensky- ma vogliamo comprendere appieno queste garanzie. Siamo grati all’Europa per aver visto l’Ucraina come parte dell’UE, e per noi questo fa parte delle garanzie di sicurezza. La domanda è quando: saremo nell’Unione Europea in questo secolo o nel prossimo? Quindi, ciò di cui abbiamo bisogno è certezza per il popolo ucraino“.
Kiev sarebbe comunque pronta a continuare a combattere se l’Occidente continuerà a fornire assistenza militare, ma questa volta gli americani stanno adottando una linea diversa proprio in tema di aiuti.
Lo conferma la sconsolata dichiarazione di Zelensky secondo il quale gli Stati Uniti potrebbero gradualmente “disinteressarsi alle trattative” e sospendere gli aiuti all’Ucraina.
Il che spiega anche l’assoluta fiducia del presidente ucraino sulla continuità degli aiuti europei, anche se il prestito di 160 miliardi a Kiev e stato bloccato dall’Eurotower che non lo considera coerente con lo statuto dell’Unione e tanto meno c’è unanimità sul trasferimento a Kiev dei beni russi congelati prevalentemente in Belgio.
A conferma delle preoccupazioni di Zelensky, ieri Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti non forniranno più supporto finanziario diretto all’Ucraina nella sua guerra contro la Russia, sottolineando che il ruolo di Washington è ora incentrato sulla diplomazia.
Intervenendo a una riunione di gabinetto ha contrapposto il suo approccio a quello del presidente Joe Biden, che a suo dire avrebbe stanziato 350 miliardi di dollari in aiuti, mentre lui vende armi all’Europa che poi le trasferisce in Ucraina.
Sempre Ieri, nel corso di un incontro con i militari Putin è stato informato della cattura di Pokrovsk (e Vovchansk), mentre il giorno precedente aveva invitato i giornalisti ucraini e occidentali a visitare la città occupata. Una vittoria che potrebbe influenzare i negoziatori americani, ma che Kiev nega anche se fonti ucraine la confermano, eccetto per alcune sacche di resistenza.
In particolare, Putin, commentando gli attacchi alle petroliere dirette in Russia nel Mar Nero nei pressi delle coste Turche, ha minacciato non solo di intensificare gli attacchi di rappresaglia contro i porti ucraini anche aale navi battenti altra bandiera che vi fanno scalo, ma non ha nemmeno escluso un blocco dei porti ucraini dal Delta del Danubio, ai confini con la Romania, sino a Odessa.
Una dichiarazione che non va sottovalutata proprio sotto il profilo militare, perché il blocco dei porti ucraini potrebbe indicare le prossime mosse dell’esercito russo per l’occupazione di quei territori, se non si giungesse a un accordo di pace.
In questi giorni molti esponenti pubblici (anche parlamentari) ed esperti militari ucraini hanno affermato che la situazione al fronte sta diventando sempre più critica . Se non verranno adottate al più presto “misure decisive”, l’Ucraina andrà incontro a una sconfitta strategica.
Misure che potrebbero anche comportare l’abbassamento dell’età minima per la mobilitazione, un argomento estremamente impopolare nella società ucraina che pertanto le autorità escludo almeno per ora.
GiElle
