La guerra di Putin

Ucraina: Trump, Putin, Zelensky e l’Europa, le troppe voci che minano la pace

di Giuliano Longo

I negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina, intensificatisi dopo la pubblicazione del piano di pace degli Stati Uniti, sono nuovamente giunti a un punto morto.

Kiev , supportata dai “volenterosi” Europei, rifiuta di accettare alcuni punti fondamentali per la Russia, e Mosca non è disposta a fare retromarcia sulla limitazione delle dimensioni delle Forze Armate ucraine dopo la guerra; l’Ingresso dell’Ucraina nella NATO o qualche analogo escamotage; ma  soprattutto sulla la consegna dell’intero territorio della regione di Donetsk alla Russia e il riconoscimento della Crimea come territorio della Federazione.

A giudicare dai più recenti commenti,  Washington preme ancora su Zelensky perché faccia alcune concessioni territoriali, rinviando l’ultimatum di Trump a data da destinarsi, ma riducendo il piano originario di Pace da 28 a 19 punti, che l’Europa vanta come proprio improbabile risultato, in perfetta sintonia con i njet di Zelensky.

Putin – uscendo ieri allo scoperto dopo un lungo silenzio ufficiale – non solo riafferma le sue condizioni di pace, ma vuole chiaramente la caduta del premier ucraino ritenuto illegittimo, lasciando forse intendere che punta su una “quinta colonna” interna al Paese invaso, sfruttando lo scandalo delle tangenti di alcuni fra i più fidati amici di Zelensky.

Non mancano le divisioni anche a Washington fra Rubio che vuole in qualche modo punire Mosca per l’aggressione accogliendo le posizioni dell’Europa e il vice presidente Vance e i negoziatore Witkoff più aperti alle condizioni di Putin.

Fra le convinzioni dei fautori del piano Trump primeggia la situazione militare al fronte e la minaccia di un disimpegno americano nel sostenere un conflitto che  orami l’Ucraina ha perso.

Inoltre sono convinti, forse non a torto, che la Russia prima o poi si impadronirà dell’intera regione di Donetsk, e probabilmente anche di altri territori.  Come lascia intendere Putin pressato da quel “partito della Guerra russo” di militari e nazionalisti che vorrebbe  piegare Kiev  e l’oltranzismo europeo anche a rischio di un conflitto allargato, se non nucleare.

Le più importanti cancellerie europee – che si sentono tagliate fuori dalla iniziativa americana –  oggettivamente sembrano puntare sulla continuazione di un conflitto che farebbe esplodere tutti i problemi e le contraddizioni sociali, interetniche, ecc. della  Russia.

Ovviamente puntando su informazioni di intelligence che per lo più sia adeguano ai voleri dei loro committenti.

Inoltre le sanzioni e gli attacchi, anche terroristici o provocatori  delle Forze Armate  e dei Servizi segreti ucraini alle infrastrutture Federazione e le progressive sanzioni, cui dovrebbe aderire anche Washington, stroncherebbero le entrate energetiche  del bilancio russo e aumenterebbero le già pesanti perdite di Mosca con la possibilità che caos e disordini metteranno Putin con le spalle al muro.

Questo per quanto riguarda il partito della guerra europeo che nel frattempo oltre a un riarmo accelerato, già pensa alla costosa estensione della leva volontaria.

Ma ci sono anche i più “moderati” – fra i quali forse Italia e la Spagna – convinti che se non vi sarà una “pace giusta” il progressivo logoramento della Russia limiterà  la sua capacità di continuare la guerra, costringendola a concludere un immediato cessate il fuoco lungo la linea del fronte a condizioni migliori per l’Ucraina.

E’ in  queto contesto che gli europei puntano al sequestro dei beni russi congelati da riversare a Kiev per far fronte a un conflitto che – come si ritiene in ambienti sia russi che occidentali – potrebbe anche durare per tutto il prossimo anno e oltre.

Con questa prospettiva la  leadership militare e politica ucraina “salverebbe la faccia” sostenendo che le Forze Armate ucraine sono state in grado di dissanguare l’esercito russo e di fermarne l’avanzata, dopodiché il Cremlino sarebbe costretto ad accettare la richiesta  di un cessate il fuoco immediato, ma senza concessioni territoriali.

Questa strategia può essere attuata solo se il fronte non crolla, l’Ucraina continua a ricevere finanziamenti esterni stabili, il suo settore energetico regga per tutto l’inverno nonostante l’ormai chiaro disegno demolitorio di quelle strutture da parte di Mosca.

Finché il settore energetico funziona, non si verifica un crollo totale al fronte, Trump non abbandona del tutto Kiev e l’Europa in un modo o nell’altro continua a finanziare l’Ucraina, Zelensky  non avrebbe motivo  di fare le concessioni richieste dagli americani.

Al contrario, si obietta, se il fronte crolla e l’Ucraina resta al buio e senza riscaldamento, le condizioni di pace saranno di gran lunga peggiori di quelle attualmente proposte dagli Stati Uniti, che è peraltro un obiettivo del Partito della guerra annidato al Cremlino.

La  guerra di logoramento rischia di impoverire l’Ucraina molto più rapidamente della Russia che nel frattempo potrebbe raggiungere  i confini della regione di Donetsk, senza alcuna garanzia che ponga fine al conflitto e non avanzi altre  richieste territoriali.

Anche er l’Ucraina, continuare la guerra – in qualsiasi scenario – significherebbe enormi perdite umane, la distruzione di molte città e villaggi e ingenti danni economici.

Mentre se Mosca rischiasse un confronto diretto con la NATO  potrebbe  ricorrere alle armi nucleari –  sia pure “solo” tattiche –  che renderebbero parte dell’Ucraina inabitabile per centinaia di anni o peggio,.

Realisticamente questa catastrofe è molto improbabile,  almeno fino a quando americani e russi si parlano all’ombra discreta della Cina, ma in molti stanno tirando la corda non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti e in Russia.

Se  una “pace giusta” per Kiev – tutta da definire – è ora impossibile, non lo è nemmeno una guerra devastante che solo dei pazzi potrebbero volere.

Ma,  c’è sempre un ma. Chi ci assicura che una provocazione ordita o una situazione sfuggita di mano faccia superare il limite di rottura?

A ben vedere – lo ricordava anche recentemente il Presidente Mattarella – il 28 giugno del 2014  bastò qualche colpo di pistola di irredentisti serbi a Sarajevo per uccidere  l’erede al trono dell’impero austroungarico,  per scatenare la prima guerra mondiale con i sui 13 milioni di morti e 20 di feriti e mutilati.

Senza dimenticare che proprio le provocazioni e gli imprevisti sono storicamente il viatico migliore per sturare il vaso di Pandora di un conflitto.

Related posts

Nuovi insulti ai leader europei dell’ex Presidente e Premier russo Medvedev

Redazione Ore 12

Putin:“L’Ucraina è uno Stato artificiale”

Redazione Ore 12

Il crollo della diga di Khakhova, un altro”mistero” dopo quelli degli attentati al ponte di Crimea e al gasdotto Nord Stream 2

Redazione Ore 12