Esteri

Ue, Meloni: “Alzare livello, non solo reagire ma anticipare crisi”

 

“La mia idea è che, a livello dell’Unione europea, negli ultimi anni abbiamo dimostrato la nostra capacità di reagire alle emergenze. Lo abbiamo fatto con la pandemia e con la guerra in Ucraina. Ma ora dobbiamo alzare il livello della nostra azione. Questo significa passare dalla capacità di reagire alla capacità di anticipare. Significa concentrarsi molto di più su una strategia di lungo periodo”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo al summit della Cpe a Erevan nel corso della discussione su come ‘mantenere l’unità e la coerenza europee in tempi di crisi multiple’, moderata dal presidente cipriota Nikos Christodoulides, con la partecipazione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, del presidente francese Emmanuel Macron e del premier britannico Keir Starmer.

 

Cpe: Meloni, concentriamoci sui nostri vicini del Mediterraneo

“Questo tipo di discussioni è molto utile”, ma “la strategia, a mio avviso, dovrebbe concentrarsi non solo sui paesi affini per visione, che sono ovviamente molto importanti, ma anche sul nostro vicinato geografico. Quello che stiamo facendo ora con i paesi affini nel quadro della Cpe è molto importante, e dobbiamo migliorarlo. Sono molto contenta che Mark” Carney “sia qui, ma credo che dovremmo anche concentrarci, ad esempio dal punto di vista dell’Italia, molto di più sul nostro vicinato mediterraneo. Dovremmo lavorare anche su un formato come la Cpe, che è fondamentale in questo periodo, concentrato però sullo spazio geografico del grande Mediterraneo”. “In passato, insieme a Ursula” von der Leyen “e agli altri Stati membri e all’Unione europea, abbiamo cercato di affrontare la migrazione, e siamo stati spinti a prestare molta più attenzione ai Paesi al di là del Mediterraneo – ha ricordato Meloni -. Oggi, secondo me, la sfida è ampliare questo approccio, mettendo insieme sicurezza, sviluppo ed energia nella cooperazione con i Paesi vicini”. “Questo è il modo migliore per rispondere a una crisi che non è una sola crisi, ma molte crisi insieme, che purtroppo fanno parte dello stesso fenomeno e che dobbiamo affrontare tutte insieme”, ha concluso la premier.

Tutte le crisi sono collegate, vanno affrontate insieme

“Oggi stiamo parlando di ‘policrisi’, ma cosa significa? Non si tratta semplicemente del fatto che stiamo affrontando molte crisi contemporaneamente. Il problema è che tutte queste crisi sono collegate tra loro e si alimentano a vicenda. Ed è molto importante comprenderlo, anche per capire che non possiamo occuparci solo di uno o due aspetti di questa situazione, ma dobbiamo affrontarli tutti insieme”.

Migranti, flussi incontrollati influiscono su qualità democrazie

“I flussi migratori incontrollati mettono sotto pressione la sicurezza dei cittadini e, quando vengono sfruttati come minaccia ibrida, anche la stabilità degli Stati. Ma non è tutto. Incidono anche sull’economia, mettendo sotto pressione le risorse pubbliche e influenzando il mercato del lavoro. Riducono la competitività, aumentano l’incertezza e alimentano le tensioni sociali. Sono collegati anche all’energia, perché dobbiamo affrontare il fatto che molti flussi provengono da regioni instabili, che sono fondamentali per le nostre forniture energetiche. Alla fine, tutto questo influisce sulla qualità delle nostre democrazie. Quando i cittadini percepiscono che sfide importanti non sono governate in modo efficace, perdono fiducia nelle istituzioni. E quando la fiducia si erode le persone diventano più vulnerabili alla manipolazione, incluso l’uso malevolo dell’intelligenza artificiale. Quindi non si tratta solo di migrazione: è migrazione, è economia, è democrazia, è competitività, è energia, è sicurezza”.

“La migrazione è una parte integrante della ‘policrisi’, nessuno può affrontarla da solo. La cooperazione è quindi una precondizione. Negli ultimi anni abbiamo fatto passi molto importanti a livello di Ue, dove ora abbiamo un nuovo Patto su migrazione e asilo, una nuova definizione dei Paesi terzi sicuri e stiamo andando verso una nuova regolamentazione sui rimpatri che aiuterà anche soluzioni innovative, come quelle che l’Italia sta cercando di proporre. Abbiamo fatto progressi anche a livello di Consiglio d’Europa, dove stiamo lavorando per dare un’interpretazione più moderna delle convenzioni esistenti, scritte molti anni fa. E a livello di Cpe abbiamo promosso nei giorni scorsi un’altra dichiarazione che ha già raggiunto 31 Paesi firmatari. Stiamo quindi facendo un ottimo lavoro. Nella proposta che abbiamo fatto la posizione è chiara: dobbiamo combattere i trafficanti, evitare che si ripeta una crisi come quella del 2015 e rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine e di transito”.

Red

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