Economia e Lavoro

Uomo e intelligenza artificiale: una sfida antropocentrica per il futuro del lavoro

di Viola Scipioni

Si è conclusa con la presentazione del documento finale la lunga e articolata “indagine conoscitiva dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro”, promossa dalla XI Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati. A presiederla l’Onorevole Walter Rizzetto (FdI), protagonista di un intervento che, insieme a quello di Galeazzo Bignami, ha tracciato con chiarezza la visione politica e istituzionale che Fratelli d’Italia intende portare avanti in tema di innovazione tecnologica e occupazione.

Un concetto ha dominato su tutti: centralità dell’essere umano, in un’ottica di controllo consapevole e formativo della tecnologia. L’intelligenza artificiale, sostengono Rizzetto e Bignami, non deve rappresentare uno spettro apocalittico ma un’opportunità, purché venga guidata da una bussola etica e da una visione culturale che rimetta l’uomo al centro del processo produttivo e decisionale.

Nel suo discorso, l’Onorevole Rizzetto ha usato toni netti: «l’intelligenza artificiale non è più un tema futuristico: è già dentro il nostro presente, ed entrerà ancora più prepotentemente nel nostro futuro lavorativo. Ma dev’essere l’uomo a guidarla, a dominarla. L’intelligenza artificiale dev’essere un mezzo, non un fine. Il centro resta l’umano».

La relazione conclusiva dell’indagine, frutto di mesi di audizioni, confronti e raccolta di dati, parte da un presupposto chiaro: la rivoluzione dell’intelligenza artificiale è inevitabile. Ma la politica, e in particolare il legislatore, ha il compito di guidarla e non subirla.

Secondo Rizzetto, ciò si può fare solo con un approccio antropocentrico: «non possiamo pensare che sia l’essere umano a doversi adattare alla macchina. È la tecnlogica che va disegnata e modellata sull’uomo, sui suoi bisogni, sui suoi valori. Questo non è un discorso astratto: è una visione concreta di politica industriale e sociale».

Nel documento finale si evidenzia come l’intelligenza artificiale porterà, inevitabilmente, a una riconfigurazione delle professioni. Alcuni lavori spariranno, altri cambieranno, molti nuovi ne nasceranno. Di fronte a questo scenario, Fratelli d’Italia si pone in una posizione realista ma costruttiva: non si tratta di difendere l’esistente a ogni costo, ma di prepararsi al cambiamento con lungimiranza.

«La politica ha il dovere di non lasciare nessuno indietro», ha aggiunto Rizzetto, «serve una nuova alleanza tra mondo della scuola, università, formazione professionale e impresa. Dobbiamo formare oggi i lavoratori di domani. Ma non possiamo farlo se non sappiamo dove sta andando il mondo».

L’intelligenza artificiale, secondo l’analisi della Commissione, è destinata a essere parte integrante della pubblica amministrazione, del mondo industriale, dei servizi e persino della sanità e dell’agricoltura. Ma se si investe in formazione, e se si promuove un’etica dell’innovazione, allora questa trasformazione potrà essere non solo indolore, ma addirittura generativa di nuovo benessere e dignità.

Di grande rilievo anche l’intervento del Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’Onorevole Galeazzo Bignami, che ha voluto rimarcare due aspetti: l’urgenza di un approccio etico e istituzionale all’IA e la necessità di un cambio di passo culturale nell’accesso delle donne alle materie STEM.

«Non siamo contro la tecnologia», ha detto Bignami, «ma contro un uso non regolamentato e non orientato al bene comune. Il nostro compito è quello di porre argini, cornici, limiti, ma anche di accompagnare questo sviluppo, indirizzandolo».

Il Viceministro ha poi toccato un punto centrale della visione di Fratelli d’Italia: il divario di genere nelle professioni tecnico-scientifiche. «Non possiamo più accettare che le ragazze si autoescludano dalle carriere STEM. Serve un cambio di paradigma culturale, sociale ed educativo. Il lavoro cambia, e cambierà sempre di più: servono nuove competenze, e serve anche il mondo femminile ne sia protagonista».

Secondo Bignami, l’IA non dev’essere vista come un pericolo, ma come una leva per rinnovare profondamente il sistema economico-produttivo. «La vera sfida oggi» ha aggiunto «è quella della formazione permanente. Non si tratta solo di formare i giovani, ma di accompagnare anche chi già lavora in un percorso di aggiornamento costante».

Rizzetto e Bignami convergono su un punto: la rivoluzione digitale è prima di tutto una questione culturale. La tecnologia, se non guidata da una visione umanistica, rischia di produrre alienazione, esclusione, precarietà. Ma se incanalata correttamente, può diventare motore di progresso e di giustizia sociale.

Non è un caso che entrambi insistano sui concetti di “etica dell’innovazione” e “umanesimo tecnologico”: sono questi i principi cardine su cui Fratelli d’Italia intende fondare la propria proposta politica sull’IA.

«Non è l’algoritmo che decide. È l’uomo. E dev’essere un uomo preparato, consapevole, etico», ha sintetizzato Bignami.

Nel documento si tracciano anche linee guida operative, che il partito intende sostenere a livello parlamentare e governativo:

  • Investimenti massicci in formazione continua, anche per lavoratori over 40 e 50;
  • Promozione delle STEM nelle scuole e università, con attenzione particolare al coinvolgimento femminile;
  • Incentivi fiscali per le aziende che accompagnano i dipendenti in percorsi di reskilling;
  • Creazione di un osservatorio permanente sull’impatto dell’IA nel mondo del lavoro;
  • Rafforzamento delle tutele sociali e previdenziali per chi rischia l’espulsione dal mercato a causa dell’automazione;
  • Definizione di un quadro normativo etico sull’utilizzo degli algoritmi in ambito lavorativo e produttivo.

In fondo, il messaggio che emerge con forza dalle parole di Rizzetto e Bignami è uno: il lavoro non è solo un mezzo di sussistenza, ma un elemento centrale della dignità dell’uomo. E proprio per questo, non può essere lasciato in balia degli interessi di mercato o della cieca innovazione tecnologica.

«Abbiamo bisogno di un nuovo patto sociale» ha concluso Rizzetto. «La politica deve tornare a essere guida e non rincorsa. E deve farlo mettendo al centro l’uomo, non il profitto. La tecnologia è uno strumento potente, ma dobbiamo saperla governare, non subirla».

L’indagine si chiude con un appello alla cooperazione. Nessun attore da solo può affrontare la sfida dell’IA. Serve una sinergia strutturale tra Parlamento, mondo produttivo, università, centri di ricerca e società civile.

La proposta di Fratelli d’Italia è molto ambiziosa: costruire una governance dell’innovazione che sappia tenere insieme progresso, diritti, competitività e coesione sociale. Un’innovazione che non distrugga il passato, ma che lo trasformi e lo potenzi. Ambiziosa perché da un lato, sicuramente, è molto difficile rendere delle aziende private più istituzionali di quanto in realtà dovrebbero e vorrebbero essere.

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