Primo piano

Verso un progetto di Chiesa globalizzata, quale fondamentale lascito del pontificato di Bergoglio?

di Giuseppe Onorati

 

Mercoledì 7 maggio 2025 è iniziato il Conclave per eleggere il successore al soglio petrino di Francesco.

L’evento nella sua solennità ed importanza istituzionale, in quanto atto ad eleggere il capo spirituale e temporale della Chiesa di Roma, potrebbe rappresentare l’occasione storica per capire se l’universalità della Chiesa stia cedendo in favore di una tendenza globalizzante dell’istituzione. Per meglio intenderci, pur rimanendo universale nella sua fondamentale missione spirituale, con il prossimo Conclave la Chiesa romana, potrebbe dimostrare d’inseguire il “movimento della storia” verso una riconfigurazione temporale globalizzante e ciò, rappresenterebbe l’importantissima eredità di Bergoglio.

Se ad uno sguardo superficiale possa non esserci sostanziale differenza, mentre l’universale si configura come un nucleo centrale da cui s’irradia il magistero verso la periferia, il globalizzare significa decentralizzare in favore di tutte le parti del globo.

Dunque, potremmo trovarci difronte ad una de-romanizzazione della Chiesa, per un approccio globalista che si allinea alla tendenza conclamata del Mondo, da ormai quasi tre decenni. Ciò sarebbe la vera e fondamentale eredità di Bergoglio.

Quando nel Marzo 2013 si presentò ai fedeli con il timido buonasera, autodefinendosi un Vescovo di Roma preso dai confratelli cardinali dalla “fine del Mondo”, destò curiosità per la scarsa conoscenza che l’opinione pubblica avesse di lui, senza far immaginare un pontificato incisivo. Ben presto però ci si accorse di trovarsi innanzi ad un Pontefice che a dispetto della parvenza iniziale, con idee chiare e forti , si affacciava sulla scena della storia.

Subito pretende ed auspica una Chiesa apostolica, missionaria ed umile, che viva pienamente il Vangelo andando nelle periferie del Mondo, iniziando con il nome, testimonianza di un voler ispirare la Chiesa a Francesco D’Assisi. Queste sue premesse trovano ampio respiro nella forte sensibilità alle iniquità ed ingiustizie sociali ed alla questione ambientale. La sua figura è da molti inquadrata nel solco della Teologia della Liberazione, vedendo in Bergoglio un critico del capitalismo e del consumismo, e di un Occidente a questi appiattito. Un Pontefice anti imperialista che vuole aprire le porte della Chiesa alla complessità del Mondo, tenendone il passo; un pastore che ha come intento preminente quello di una Chiesa misericordiosa, missionaria, dedita al perdono ed all’accoglienza e sempre pronta al dialogo.

Una figura quella di Bergoglio forte negli intenti e potente nella comunicazione, che ha fatto discutere e dividere sia all’interno della Chiesa che all’esterno. Diverse sono state le critiche al suo pontificato, accusato di accelerare il processo di secolarizzazione della Chiesa, di svuotarla di senso spirituale e mistico , di aprirla talmente alla complessità del Mondo, da “dissolverla” in esso.

Nonostante i temi fondamentali sollevati, le aspettative di ampia riforma ecclesiale create, il pontificato di Bergoglio però, non pare aver lasciato segni tangibili da questo punto di vista; la Costituzione Apostolica Predicate Evangelium, promulgata nel Marzo del 2022 , per quanto s’incardini sul principio di una Chiesa missionaria, che serva le Chiese periferiche, in un’ottica sinodale e di decentramento, si sostanzia in un riassetto organizzativo istituzionale dei dicasteri. Sembra piuttosto che il pontificato di Francesco abbia creato le condizioni per un intenso ed ormai ineludibile dibattito se proseguire verso traiettorie di riforma ed apertura o ritrarre la marcia verso linee conservative e tale dibattito caratterizza ampiamente l’atmosfera con cui si aprono i lavori del nuovo Conclave.

Proprio il Conclave per eleggerne il successore, rivela, per così dire, quella che potrebbe essere la storica eredità di Bergoglio: una Chiesa romana che si divincola dall’Occidente e protende verso una dimensione globale.

Come ha evidenziato l’esperto vaticanista Piero Schiavazzi, la consapevolezza della Chiesa di doversi confrontare con un Mondo globalizzato, inizia a prendere corpo nel 1999, alla vigilia del Giubileo del 2000, con l’esortazione apostolica di Giovanni Paolo Secondo Ecclesia in Asia, in cui si considera il terzo millennio come quello da dedicare all’Asia, dopo che il primo era stato del Vecchio Continente ed il secondo dell’America. Poi il fenomeno della globalizzazione s’intensifica progressivamente e nel 2009 nell’enciclica Caritas in Veritate di Benedetto Sedicesimo, esplicitamente viene considerata ma, è con Papa Francesco che diviene un obiettivo portante per la Chiesa quello d’inseguire il “passo globale” della storia.

Bergoglio nei suoi dodici anni di pontificato, indice dieci Concistori (soltanto nel 2013, anno di elezione e nel 2021 non si sono tenuti) in cui nomina l’ ottanta per cento dei cardinali dell’attuale Conclave, con una distribuzione non corrispondente alla rappresentanza proporzionale dei cattolici presenti nei continenti. Il dato più saliente a spiccare è il notevole peso specifico dato alla rappresentanza asiatica, legittimando la deduzione che l’attenzione crescente verso questo continente è stata in linea con l’importanza economica e demografica crescente da questi guadagnata nel Mondo globalizzato. Dai dati dell’Annuario Pontificio 2025, di 1.406.000.000 di cattolici nel Pianeta, l’Asia pur rappresentando l’11 per cento è presente nel Conclave con il 17,3 per cento, l’Africa che rappresentando il 20 per cento della popolazione cattolica mondiale, è il 12,8 per cento del collegio cardinalizio; l’Europa e le “tre” Americhe rimangono la massa critica dei cattolici con rispettivamente il 20,4 per cento ed il 47,8 per cento, rappresentati nel Conclave con il 39 ed il 27,8 per cento, mentre l’Oceania rappresenta circa lo 0,7 per cento della popolazione cattolica mondiale, con un 3 per cento nel Conclave.

In più, in modo indiretto, Bergoglio parrebbe aver accostato un carattere proporzionale al sistema maggioritario che è quello proprio del Conclave. Se si guardano le nomine cardinalizie fatte da Papa Francesco, risaltano figure che non provengono da città con diocesi importanti ma si tratta di presidenti di conferenze episcopali eletti nei propri territori, che quindi hanno ricevuto consensi e sono fortemente rappresentativi dei territori in cui sono stati scelti evidentemente. Soprattutto ed è bene sottolinearlo ai fini del ragionamento, molti nominati non erano in convergenza con Bergoglio dal punto di vista dottrinale, se non addirittura in contrasto netto . Questo porterebbe a supporre che Bergoglio volesse di fatto dare al collegio cardinalizio un carattere di rappresentanza e collegamento con i territori e che ciò possa aver rappresentato un primo passo verso un’ipotesi di riforma che contempli la rappresentanza proporzionale della base dei fedeli.

Alla luce di quanto esposto, è evidente come per Bergoglio fosse importante cominciare concretamente ad aprire la Chiesa allo scenario globale, emanciparla da una configurazione romano centrica costantiniana e proiettarla verso una decentralizzazione.

Basti pensare che diversi cardinali asiatici ed africani di sua nomina non si sono formati sul Tevere, né abbiano avuto rapporti con Roma, se non di obbedienza gerarchica.

Allargando lo sguardo, questa de-romanizzazione della Chiesa è leggibile come un necessario sganciamento dall’Occidente per andare verso l’Asia, in cui nonostante il peso notevole dei cattolici sia fra Filippine ed India, il vero obiettivo è l’intensificazione dei rapporti con la potenza cinese, il grande protagonista dell’assetto geopolitico attuale.

Alla prova dell’esperienza storica dei dodici anni di pontificato, nonostante le grandi questioni intraprese, la grande incisività di Francesco pare essersi verificata nel porre forti basi verso una Chiesa globale e soprattutto l’andare verso la Cina per seguire “il passo della storia” e di questo sicuramente qualche “fine palato” che conosca la storia gesuitica non si stupisce.

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