di Giuliano Longo
Non sorprende che i negoziati con l’Ucraina siano bloccati sulla questione territoriale tanto che il vicepresidente J.D.Vance ha recentemente dichiarato che “le questioni più spinose non sono mai state risolte, incluso chi controllerà la regione del Donbass”.
Mentre gli Stati Uniti affermano che vi sono motivi per un cauto ottimismo, alcune voci europee vanno oltre e sostengono che i negoziati stanno dando i loro frutti. Fra questi il presidente finlandese il quale ritiene che “siamo più vicini a un accordo che mai” preoccupato per il futuro del proprio Paese che con la Russia confina.
Il test di verifica avverrà non appena i russi saranno informati sui dialoghi in corso a Miami.
Nel frattempo, il delegato di Trump, Steve Witkoff, in una dichiarazione congiunta con capo della delegazione ucraina Rustem Umerov, ha definito i colloqui di domenica “produttivi e costruttivi”, affermando che si sono “concentrati su un approccio strategico condiviso tra Ucraina, Stati Uniti ed Europa“.
La Russia ha valide ragioni per cercare di rimanere nei negoziati, infatti il successo non si riduce alla risoluzione del conflitto, che i russi sostengono di star vincendo, ma sta cercando un rapporto strategico con gli Stati Uniti come obiettivo finale.
Non tutti i potenziali elementi di una relazione strategica tra Russia e Stati Uniti sembrano finora essere sul tavolo, ma è noto che il principale negoziatore russo, Kirill Dmitriev, ha discusso vari progetti di investimento e affari con il negoziatore statunitense Witkoff.
Tali accordi commerciali potrebbero includere progetti congiunti nella regione artica, un obiettivo di Trump in cui la Russia appare in vantaggio rispetto agli Stati Uniti, e una potenziale cooperazione in ambito tecnologico e minerario, tra cui terre rare e uranio. Collegate a questi colloqui economici ci sono le varie sanzioni statunitensi che dovrebbero essere revocate.
Dimitriev è uno specialista in investimenti e non ha il mandato di discutere questioni militari strategiche quindi tali discussioni riguardano il futuro anche se Putin ha spesso affermato di voler normalizzare le relazioni con gli Stati Uniti e la NATO e di voler elaborare accordi strategici che stabilizzino le relazioni tra Stati Uniti e Russia e tra Russia ed Europa.
Lo stesso si può dire di Witkoff e del suo socio, Jared Kushner. In realtà, non è nemmeno chiaro se uno dei due abbia le autorizzazioni di sicurezza necessarie per partecipare a dialoghi strategici con la Russia.
La recente ed esplicita posizione di Emanuel Macron, che chiede un dialogo vis à vis con Putin, indica che i francesi stanno cercando una via d’uscita, ma Putin deve bilanciare l’iniziativa di Macron evitando di confondere gli sforzi di pace guidati dagli Stati Uniti. Questa è la ragione per la quale i russi hanno affermato di accogliere con favore il dialogo con l’Europa, ma eludendo l’azione autonoma di Macron.
I russi hanno buone ragioni per voler stipulare accordi strategici militari, diplomatici e politici con gli Stati Uniti e la NATO, poichè Putin comprende che dovrà riorientare l’economia russa dopo la fine della guerra in Ucraina.
La Russia è diventata sempre più dipendente dalla Cina per l’elettronica, le macchine utensili avanzate, la metallurgia sofisticata, la robotica e l’informatica quantistica, tutti settori assenti o scarsamente supportati all’interno del Paese.
La mancanza di un vigoroso settore commerciale e anni di investimenti limitati hanno fatto sì che la Russia finisca per somigliare a un paese del terzo mondo dotato di armi nucleari, una condizione che il predecessore di Putin, Mikhail Gorbaciov, rimosso dall’incarico, aveva compreso quarant’anni fa.
La Russia ha ripristinato le sue capacità aerospaziali, riuscendo persino a produrre localmente aerei commerciali senza importazioni dall’Occidente con un risultato significativo, ma non ha dimostrato che questi progressi siano commercialmente sostenibili, anche se apparentemente a Mosca non importa.
Mentre l’Occidente sta intensificando gli investimenti nell’intelligenza artificiale e la Cina è sulle sue tracce, la Russia rimane bloccata, mostrando solo alcune capacità di AI nei droni e in altre armi. Un esercito moderno oggi ha bisogno di un elevato livello di integrazione e di un processo decisionale supportato dall’intelligenza artificiale, qualcosa che manca principalmente alla Russia.
La questione centrale per la Russia è se riuscirà a concludere accordi con gli Stati Uniti e possibilmente, in futuro, con alcuni dei maggiori paesi della NATO, in particolare la Francia, che in passato ha stretto numerosi accordi commerciali durante il periodo sovietico.
Senza considerare che considerevoli settori produttivi europei già guardano alla fine del conflitto per ristabilire normali rapporti commerciali con la Russia anche se i loro governi sembrano puntare alla difesa da un improbabile conflitto, ma soprattutto al riarmo che tuttavia favorisce solo alcuni, sia pure importanti, operatori economici.
Non di soli missili vive il cittadino europeo. Ed è probabile che mancanza di un accordo sull’Ucraina, con il suo ostruzionismo territoriale Zelensky stia di fatto facilitando un risultato che, paradossalmente, potrebbe aiutare Russia e Stati Uniti a trovare la pace con mezzi diversi dall’Ucraina.
