di Giulia Rocchetti
Negli ultimi giorni, la crisi del principale partito d’opposizione turco si è trasformata in uno scontro politico e istituzionale che coinvolge tribunali, polizia, università e Parlamento. Il Cumhuriyet Halk Partisi (CHP), il Partito popolare repubblicano fondato da Mustafa Kemal Atatürk, tenta di contenere la propria crisi interna, ma la pressione governativa cresce anche sui media indipendenti e le proteste studentesche represse dai manganelli sono ormai all’ordine del giorno.
In un clima politico già delicato, la scelta del tribunale di Ankara di invalidare Özgür Özell, attualmente a capo del CHP, reinsediando formalmente Kemal Kılıçdaroğlu, ex leader storico del partito, sconfitto alle presidenziali del 2023, ha prodotto un’escalation politica che ha travalicato i confini del partito.
Ad Ankara la tensione è esplosa attorno alla sede centrale del CHP, dove la polizia è intervenuta mentre sostenitori e dirigenti del partito contestavano l’arbitrarietà della decisione giudiziaria. «Da questo momento il CHP è nelle strade, nelle piazze», ha dichiarato Özel che, dopo aver assistito allo sgombero della sede, ha marciato verso il Parlamento insieme ad altri esponenti del partito.
Nel mentre, a Istanbul un altro episodio contribuiva ad alimentare la percezione di una stretta politica sempre più estesa. La Bilgi University, una delle più note università private del Paese, è stata chiusa con decreto presidenziale. Due righe, nessuna spiegazione pubblica. Oltre 20 mila studenti e centinaia di dipendenti si sono ritrovati senza sapere se le loro attività accademiche e lavorative fossero terminate.
Migliaia di studenti si sono mobilitati, mentre il campus veniva progressivamente isolato dalle forze di sicurezza. Prima l’accesso limitato, poi il blocco completo. Infine l’intervento della polizia antisommossa, con cariche e spray urticante contro i manifestanti che cercavano di entrare.
Davanti ai cancelli, gli studenti hanno contestato la presenza di blindati e idranti, denunciando una militarizzazione del campus.
«Quello che accade qui e quello che accade ad Ankara non sono eventi separati», hanno spiegato gli studenti della Bilgi ai media indipendenti. Una lettura condivisa anche da esponenti locali del CHP presenti davanti all’università.
Poche ore dopo, Erdoğan ha però firmato un nuovo decreto presidenziale per riaprire l’università, senza chiarire le ragioni né della chiusura né del repentino dietrofront. La crisi della Bilgi pare essersi ricomposta, ma sul piano politico il conflitto resta aperto.
Stando a quanto riportato dal quotidiano d’opposizione BirGün, il fronte vicino a Özgür Özel avrebbe deciso di trasferire il proprio centro operativo in Parlamento. Una scelta che punta a sfruttare una distinzione tecnica ma cruciale: il controllo del quartier generale del partito non coincide automaticamente con il controllo del gruppo parlamentare.
Kemal Kılıçdaroğlu, infatti, non è deputato. Questo significa che, almeno secondo l’interpretazione del campo Özel, non potrebbe intervenire direttamente nelle attività quotidiane del gruppo parlamentare CHP, che mantiene una propria autonomia regolamentare. In pratica, Özel potrebbe continuare a esercitare una leadership politica reale se mantenesse il sostegno dei deputati.
Secondo fonti interne citate dalla stampa turca, il gruppo parlamentare vicino a Özel non avrebbe intenzione di cedere. I vicepresidenti parlamentari del CHP, secondo regolamento, possono essere rimossi solo attraverso una procedura interna, che richiede firme e una votazione riservata.
Nel frattempo, Özel starebbe preparando un’altra mossa: la convocazione di un congresso straordinario per riportare la questione davanti ai delegati del partito e impedire che la crisi si trasformi in una lunga coabitazione paralizzante tra due leadership rivali. Il rischio concreto è infatti quello di una doppia catena di comando: da una parte Kılıçdaroğlu con il controllo formale, dall’altra Özel con la legittimazione politica derivante dall’ultimo congresso. Uno scenario che non gioverebbe all’opposizione turca.
L’arresto nel 2025 del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu — il più forte potenziale sfidante di Erdoğan — ha già provocato proteste e accuse di uso politico della magistratura.
Il CHP resta la principale infrastruttura politica dell’opposizione istituzionale turca e non può cedere alle pressioni esterne. Finirebbe per ridurre ulteriormente la capacità del fronte anti-Erdoğan di organizzarsi in vista di prossimi appuntamenti politici cruciali. Un esempio su tutti: le elezioni presidenziali del 2028.
