Esteri

Al vertice Nato di Vilnius troppe aspettative di Kiev e incertezze dell’Europa

 

di Giuliano Longo

 

Nessuno ha la sfera di cristallo per prevedere come si concluderà il vertice NATO di Vilnius che si svolgerà la prossima settimana dal’11 1l 12 luglio.

 

Le uniche anticipazioni sono quelle  del Presidente Biden secondo il quale l’ingresso di Kiev è per ora rimandato all’esito del conflitto, più che mai incerto, o successivo ad un eventuale cessate il fuoco al momento non improbabile, entro la fine dell’anno, comunque prima delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti

 

Sin qui nulla di nuovo, ma è nei dettagli che il diavolo ci mette la coda quando la portavoce di Biden nei giorni scorsi dichiarò “l’Ucraina dovrebbe fare riforme per soddisfare gli stessi standard di qualsiasi paese della NATO prima di aderire [alla NATO]. Il presidente Biden pensa che l’Ucraina possa farlo “.

 

Certo lo farà, se la Casa Bianca vuole,  ma con quali tempi e in che modo considerando che lo stato di guerra impone restrizioni alle regole democratiche e che la corruzione continua ad allignare nel Paese?

 

Ormai è noto cKiev fa pressione per l’adesione  alla NATO o per garanzie di sicurezza attuabili dalla Alleanza, ma la sua posizione  è minata dalla lentezza di una  controffensiva che delude molte aspettative.

 

Nè pare  che sabotaggi, assassinii e droni letali puntati contro il Cremlino, stiano destabilizzando il potere di Putin nonostante i misteri aggrovigliati dell’affaire Prigozin che pare risolversi a una faida tutta interna ai poteri del Cremlino.

 

Così Zelensky alza la posta in gioco e afferma di aver bisogno della potenza aerea della NATO per poter vincere la guerra.  Ma l’impressione è che ci sarà molto da discutere a Vilnius per ottenere un consenso unanime della Alleanza sulla strada da percorrere, nonostante le pressioni di Washington sui suoi partner europei.

 

L’Europa infatti non naviga ancora in buone acque dopo la catastrofe COVID, le sanzioni sull’energia russa e la pressione migratoria soprattutto dal Mediterraneo, il rischio di disordini sociali è sempre in agguato  e la Francia ne è un esempio.

 

Inoltre  quella che fu la locomotiva d’Europa, la Germania, paga una crisi economica,  ce non propio recessione . La coalizione di governo (Socialdemocratici, Verdi e Liberali)  va perdendo il sostegno popolare, mentre l’AfD,  il partito di destra neonazi, è ora il secondo nelle intenzioni di voto dei tedeschi,dopo CDU e in terza posizione la SPD.  Il Governo  potrebbero provare tentare di bandire l’AfD come ultimo disperato tentativo, ma con conseguenze imprevedibili che tutti vogliono evitare.

 

Guardando alla situazione della UE dove il vento di destra spira ormai dalla Grecia alla Spagna e consolida il governo in Italia, il  conflitto ucraino, nonostante lo sbandierato ottimismo, lascia l’Europa senza munizioni, armi e soprattutto  soldi.

 

Mentre poche cancellerie, eccetto Polacchi e Baltici, sonomolto disponibili a rilasciare un assegno in bianco a Zelensky. Nessuno vuole rischiare l’estensione del conflitto che si svolgerebbe tutto in Europa  ben distante dalle sponde atlantiche dei “generosi” Stati Uniti.

 

Biden potrebbe quindi avere  difficoltà nel cercare di spremere di più dagli europei, ben consapevole  che non può usare unilateralmente le forze statunitensi, in particolare la loro potenza aerea, senza basi e centri di rifornimento in Europa che sicuramente la NATO ha già in programma.

 

L’unico modo pratico per andare avanti nel conflitto anche il prossimo anno è operare da basi al di fuori dell’Ucraina usando aerei statunitensi, possibilmente quelli di  altri Paesi della NATO. Scelta che comunque significherà un allargamento del conflitto con tutti i rischi connessi.

 

Washington che non vuole per ora l’accesso dell’Ucraina nell’Alleanza e sta cercando di creare una sorta di garanzia di sicurezza per Kiev, ma qualsiasi garanzia significativa richiederà tempi non brevi e non è detto che Biden sia poi così convinto di un sostegno totale e indefinito a Zelensky. La Cina è vicina, più agli USA che alla UE.

 

Anche la Russia è irrequieta dopo il tentativo di colpo di stato di Prigozhin. Putin e i suoi generali vogliono  una vittoria militare proprio perché mantenere le linee contro l’offensiva ucraina, per quanto lenta,  non è davvero una vittoria e offusca l’immagine del Governo in patria.

 

È ragionevole aspettarsi, quindi, che quando le perdite ucraine saranno sufficientemente elevate nelle prossime settimane, l’esercito russo compirà drammatiche mosse offensive contro l’Ucraina. Semmai l’incognita  è cosa e dove lo farà,  un grande attacco a Kiev, Kharkiv o Odessa?

 

Parte dei successi dell’Occidente  nelle offensive ucraine  è dovuta all’introduzione della tecnologia più moderna sul campo di battaglia, rappresentata in particolare dall’apparizione del carro armato Leopard. Sfortunatamente per la NATO, i carri armati Leopard non hanno salvato Kiev, anzi una ventina risultano distrutti dal fuoco russo.

 

Gli Stati Uniti e i suoi alleati vantano una potenza aerea superiore, ma hanno difese aeree scarse e inadeguate rispetto a ciò che la Russia può mettere ancora in campo. Ciò significa che una difesa terrestre deve resistere all’artiglieria russa, elicotteri d’attacco armati di missili, droni letali e mine lanciate dall’aria, il Tempo che arrivi la Cavalleria USA.

 

Quindi non potrebbe esserci un momento peggiore per mettere a rischio la sicurezza dell’Europa sulla base della possibilità di fermare un attacco russo. Sembra  facile per i politici britannici strillare  che vogliono che la NATO combatta in Ucraina, ma non è Londra il probabile primo obiettivo dei missili russi.

 

Le crepe nell’alleanza stanno emergendo più rapidamente del previsto e i deboli governi europei rischiano di soffrirne. Sarà interessante vedere come andrà a finire Vilnius, immancabile sarà il frastuono dello spettacolo propagandistico, ma ci sono non remote possibilità che Vilnius sia un flop.

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