di Giuliano Longo
Nonostante l’incertezza di un conflitto che ormai deborda dall’Ucraina per coinvolgere tutto l’Occidente, è indubbio che Mosca sta patendo l’effetto delle sanzioni imposte a ondate successive dal febbraio dello scorso anno.
Soprattutto per gli armamenti tecnologicamente più avanzati che in parte dipendono da un flusso di componenti elettroniche che arrivano da oltre confine, un flusso che Washington tenta seriamente di limitare per i prodotti (chip) made USA.
La Russia, nonostante la propaganda di Stato, si trova obiettivamente in una situazione difficile nel modernizzare il proprio hardware militare. L’industria russa dei semiconduttori è ritardataria, strozzata dalle sanzioni occidentali e da anni di scarsi investimenti e oggi produce chip da 65 nanometri, con circa 15 anni di ritardorispetto agli Stati Uniti e alla Cina. Anche se pare che questa tecnologia obsoleta funzioni ancora egregiamente per la missilistica.
Tuttavia, nonostante Mosca sia stata tagliata fuori dal sistema finanziario globale e dai grandi produttori del settore come la TSMC taiwanese e ASML olandese, ha trovato facilitatori sia in Oriente che in Occidente che le consentono di importare componenti di fabbricazione occidentale per l’equipaggiamento militare russo.
Dopo un calo nel 2022, le importazioni russe di microchip e microprocessori più specializzati, sono tornate a livelli commisurati di prima della guerra, mentre il 98% di questi componenti viene instradato attraverso paesi terzi, rispetto al 54% dell’anno precedente, secondo i dati riportati da Foreign Policy.
La Intel, ad esempio, ha sospeso le spedizioni dirette in Russia all’inizio della guerra, ma a quanto pare questi prodotti vengono riesportati in Russia attraverso paesi terzi. FP riporta che la Texas Instrumentsstessa ha effettuato 36 spedizioni direttamente in Russia (6 in più) , tramite uno dei suoi distributori autorizzati. ,
Va pure aggiunto che non tutte queste componenti rientrano nell’ambito delle sanzioni; secondo il Royal United Services Institute,l’esercito russo utilizza più di 450 tipi diversi di componenti di fabbricazione straniera e solo 80 di essi sono soggetti ai controlli delle sanzioni statunitensi.
Una scappatoia legale consente alla Russia di acquisire beni che possono avere applicazioni sia civili che militari, come quelli utilizzati nel progetto “pacifico” di esplorazione spaziale dellaRoscosmos,mentre gli Stati Uniti importano ancora uranio russo per le loro centrali nucleari.
Ma c’è di più perché l’Irannon fornisce a Mosca solo droni con etichetta russa prodotti nella zona speciale in Tatarstan, ma Teheran ha concesso a Mosca documentazione specialistica, know-how di progetto e l’invio di lavoratori dell’Asia centrale in Iran per la formazione. In particolare, questi droni presentano almeno 13 componenti analogici che non sono elencati come tecnologie sensibili e quindi non soggetti a sanzioni.
Anche la Cinasi dà da fare rappresentando oltre l’87% delle importazioni di semiconduttori della Russia nel quarto trimestre del 2022, rispetto al 33% nello stesso periodo del 2021. Eppure oltre la metà di questi componenti non sono nemmeno cinesi, ma reindirizzati da intermediari di Hong Kong e della Cina continentale.
Altre società di comodo, alcune delle quali coinvolgono cittadini russi, vendono a importatori che hanno sede in zone vicino a Mosca, alcune delle quali non avevano nessuna attività commerciale prima della guerra.
Un altro percorso seguito dai microchip è attraverso le strutture portuali modernizzate in Georgia.I carichi con etichette di spedizione per l’Asia centrale vengono trasportati in Russia da varie società di autotrasporto. Rotte commerciali simili sono state scoperte per gli Stati baltici.
Il Kazakistan,ad esempio, nel 2022, ha esportato chip avanzati per un valore di 3,7 milioni di dollari, rispetto ai 12.000 dollari dell’anno precedente, mentre le esportazioni di componenti elettronici dagli Emirati Arabi Uniti alla Russia sono aumentate di sette volte in un anno fino a quasi 283 milioni di dollari nel 2022, e le esportazioni di microchip sono aumentate di quindici volte a 24,3 milioni da 1,6 milioni di dollari nel 2021.
Anche il ruolo della Turchiaè fondamentale come riporta la Free Russia Foundation,organizzazione finanziata da Washington per la quale almeno 12 spedizioni di tecnologia per droni si sono fatte strada attraverso i Paesi Bassi, la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti verso il suolo russo.
Inoltre, l’azienda turca Azu International ha inviato in Russia componenti per un valore di almeno 20 milioni di dollari, inclusi i microchip di origine statunitense. Sebbene Ankara abbia rafforzato i controlli doganali sotto la pressione dell’UE, ciò non ha intaccato il ruolo della Turchia come intermediario vitale.
Curioso è anche l’improvviso aumento del 515% delle importazioni di chip dagli Stati Uniti in Armeniarispetto al 2021, che secondo un rapporto del Bureau of Industry and Security degli Stati Uniti pubblicato dal New York Times, il 97% di questi componenti è stato successivamente esportato in Russia.
Insomma fatta la sanzione trovato l’inganno, ma ricordiamo che anche durante la Guerra Freddaesisteva un organo occidentale con sede a Parigi chiamato Cocom(Comitato di coordinamento per i controlli multilaterali delle esportazioni) istituito nei primi cinque anni dopo la fine della seconda guerra mondiale per imporre un embargo ai paesi del Comecon.
Eppure anche se allora un solo timer di lavatrice poteva venir embargato perché forse utilizzabile a scopi militari, l’allora Unione Sovieticariusciva ad ottenere prodotti elettronici dell’Occidente, magari solo di seconda o terza generazione, ma che non hanno impedito lo sviluppo e la modernizzazione dell’apparato produttivo e militare sovietico. Oggi il deterrente sono le sanzioni, ma in una economia globalizzata il business è sempre più business e il blocco Occidentale non è poi tanto monolitico come ai tempi della Guerra Fredda.
aggiornamento la Guerra di Putin ore13.59
