Il termine per il deposito della sentenza penale assolutoria nel giudizio tributario è perentorio e si calcola a ritroso. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 21595/2025, ha rigettato il ricorso proposto da un contribuente contro l’Agenzia delle entrate, confermando la decisione della Commissione tributaria regionale della Lombardia.
Il caso
La vicenda trae origine da una serie di avvisi di accertamento per Ires, Irap e Iva relativi agli anni 2009-2012, notificati a un contribuente ritenuto amministratore di fatto di una società. L’Amministrazione finanziaria ha contestato l’emissione di fatture oggettivamente inesistenti, imputando al contribuente la responsabilità diretta delle operazioni.
La Ctr della Lombardia ha confermato l’impostazione dell’ufficio, ritenendo provata la qualifica di amministratore di fatto e rigettando le eccezioni difensive, tra cui la richiesta di rinvio dell’udienza in attesa della definizione del parallelo procedimento penale.
Avverso la sentenza della Ctr il contribuente ha presentato ricorso per cassazione, affidato a due motivi.
La sentenza
I giudici di legittimità hanno rigettato entrambi i motivi di ricorso presentati dal contribuente.
Relativamente al primo motivo, la Corte ha ritenuto che la motivazione data dalla Ctr era sufficiente a dare una risposta compiuta in merito alla presunta violazione del contraddittorio endoprocedimentale.
Con riferimento al secondo motivo, il Collegio ha avuto modo di tracciare i rapporti del giudizio tributario rispetto a quello penale, con riguardo all’articolo 21-bis del Dlgs n. 74/2000, introdotto dal d.lgs. n. 87/2024.
Il contribuente, infatti, ha invocato l’applicazione del citato articolo 21-bis, che attribuisce efficacia di giudicato alla sentenza penale irrevocabile di assoluzione “perché il fatto non sussiste” o “per non aver commesso il fatto”, limitatamente ai fatti materiali oggetto di valutazione nel processo tributario.
Tale articolo, al comma 2, prevede che la sentenza penale irrevocabile, di cui al comma 1, può essere depositata anche nel giudizio di Cassazione fino a quindici giorni prima dell’udienza o dell’adunanza in camera di consiglio.
Con riferimento a tale ultimo aspetto la sentenza chiarisce che, pur non essendo espressamente qualificato come perentorio dalla norma, il termine deve considerarsi tale per garantire il contraddittorio e la corretta istruttoria del giudizio di legittimità. Nel caso in esame, la sentenza penale è stata depositata tardivamente (il 2 gennaio 2025), oltre il termine utile rispetto all’udienza del 15 gennaio.
Di conseguenza la Corte, nel rigettare il ricorso del contribuente, ha affermato il seguente principio di diritto: “Il termine di quindici giorni prima dell’udienza e/o dell’adunanza, stabilito dall’art. 21-bis, comma 2, del d.lgs. n. 74 del 2000 per il deposito nel giudizio di legittimità della sentenza penale irrevocabile di assoluzione perché “il fatto non sussiste” o “l’imputato non lo ha commesso” è perentorio e da calcolarsi a ritroso”.
La sentenza in commento abbraccia quell’orientamento giurisprudenziale che predilige una interpretazione restrittiva dell’articolo 21-bis del Dlgs n. 74/2000, recepito nell’articolo 119 del Testo unico della giustizia tributaria. In proposito, la Cassazione richiama la propria pronuncia n. 3800/2025, nella quale afferma che la sentenza penale dibattimentale irrevocabile di assoluzione con le formule “perché il fatto non sussiste” o “per non aver commesso il fatto” ha, nel processo tributario, efficacia di giudicato quanto ai “fatti materiali oggetto di valutazione” e si riferisce esclusivamente alle sanzioni tributarie e non all’accertamento dell’imposta, rispetto al quale la sentenza penale assolutoria ha rilievo come elemento di prova, oggetto di autonoma valutazione da parte del giudice tributario unitamente agli altri elementi probatori introdotti nel giudizio.
La suprema Corte, quindi, ribadisce l’autonomia del giudizio tributario rispetto a quello penale. Secondo questo orientamento giurisprudenziale, la sentenza penale di assoluzione non ha efficacia vincolante nel processo tributario, ma può essere valutata come elemento probatorio, insieme agli altri elementi acquisiti. Non sussiste, quindi, alcuna pregiudizialità tra i due giudizi.
Conclusioni
La pronuncia della Cassazione si inserisce nel solco di una giurisprudenza che, pur riconoscendo il valore probatorio delle decisioni penali, ne limita l’efficacia nel contesto tributario, riaffermando la centralità del principio di autonomia dei giudizi e la necessità di rispettare rigorosamente i termini processuali.
Fonte Sentenza Cassazione
