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IL GRAFFIO – Crimini di guerra: una “damnatio memoriae” che segna il nuovo secolo

di Fabrizio Pezzani (*) Economista, professore emerito Università Bocconi.

I crimini di guerra rappresentano un tema di centrale importanza nell’ambito del diritto internazionale umanitario anche perché, a seguito del processo di Norimberga, si provò a codificarne le risultanze nel diritto positivo: si cominciò con un’articolata proposta di normazione per talune fattispecie, e si proseguì con l’istituzione di tribunali internazionali ad hoc, per finire con la nascita della Corte penale internazionale grazie allo Statuto di Roma. I crimini di guerra si estendono alla popolazione civile in un contesto storico in cui a morire sono prevalentemente i civili rispetto alla seconda guerra mondiale dove era l’esercito a subire la più ampia devastazione.

Dopo il processo di Norimberga sembrava che si fosse colta l’atrocità di colpire persone inermi come donne, bambini, vecchi e civili in genere ma la storia recente dopo l’assorbimento della tragica lezione umanitaria della seconda guerra mondiale sembra seguire con una sorta di “banalità del male”, scriverebbe Hannah Arendt, in cui l’orrore diventa una consuetudine moralmente agghiacciante. Sembra che tutto passi sotto l’uscio e così il secolo scorso con le devastazioni del Vietnam e della ex-Iugoslavia sembra abbiano trovato una sorta di “damnatio memoriae “che in latino, nell’antica urbe era sanzione, generalmente applicata dal Senato, faceva parte delle pene che potevano essere inflitte a una maiestas e prevedeva la abolitio nominis: il praenomen del condannato non si sarebbe tramandato in seno alla famiglia e si distruggevano tutte le raffigurazioni del condannato.

Nella fattispecie sembra che la “damnatio memoriae” possa rivolgersi non solo a persone ma a paesi quando le loro azioni in occasioni di guerre ricorrono ad un uso cinico verso forme che possono arrivare al genocidio e sortire una dimenticanza che il tempo contribuisce a nascondere dalla memoria.

L’esperienza del Vietnam è stata la storia più devastante di situazioni in cui lo scontro apre la porta alle peggiori devastazioni dell’animo umano con un cinismo ed una cattiveria che non ha pari nel mondo animale perché l’uomo come scrive Sofocle “cosa tremenda è l’uomo. Oltre ogni speranza e ogni attesa, conosce, fabbrica, inventa, a volte volgendosi al male, altre al bene. Allorché s’accorda alle leggi della sua terra e alla giustizia giurata degli dèi siede in alto nella città; ma se si macchia di azioni malvagie e sfrontata audacia, della città neppure fa parte. Mai gli sarò commensale, mai avrò animo uguale con chi così agisce”. (Primo stasimo dell’Antigone). L’uomo è quindi tremendo nel bene quanto nel male ed ora sembra che i tempi moderni ce lo facciano apparire più nel senso negativo.

 

La guerra del Vietnam è forse il primo esempio devastante dei crimini di una guerra che gli americani non avrebbero mai potuto vincere ma che ha comunque devastato il popolo vietnamita con atti di una barbaria infinita. Proprio con riferimento a questo caso Bertrand Russel in conclusione del tribunale di Stoccolma il 20 novembre del 1967 scriveva: “Gli Stati Uniti portano la responsabilità per l’uso della forza in Vietnam, e, conseguentemente, hanno commesso contro questo paese un crimine di aggressione ed un crimine contro la pace e contro la popolazione civile ed obiettivi civili con sistematici ed intensi bombardamenti, gli USA hanno commesso un crimine di guerra.

Questa è in parte anche legata all’uso delle forze armate di volere testare armi proibite dalle leggi di guerra come il napalm, le bombe al fosforo gas venefici e prodotti chimici tossici. I prigionieri di guerra catturati dalle forze armate americani sono soggetti a trattamenti proibiti dalle leggi di guerra Le forze americane Usa sottopongono la popolazione civile a disumani trattamenti proibiti dalle leggi internazionali.

Il governo degli USA è colpevole di genocidio verso l’intero popolo vietnamita”.

Bertrand Russel non avrebbe visto l’inasprirsi di questi trattamenti disumani con l’aumentare del conflitto e come atto di disperazione e vendetta degli USA che andavano verso una sconfitta che se l’erano voluta. gli Usa non avrebbero mai potuto vincere una guerra condotta dal popolo vietnamita consapevole che solo con l’astuzia, la pazienza e lo spirito ideale che li rafforzava avrebbe avuto la meglio. Da notare che il casus belli venne creato dagli Usa su un episodio inesistente così come avrebbero fatto nel 2001 in Afganistan e nel 2003 in IRAQ con prove false.

Negli anni novanta abbiamo avuto la tragedia dello smembramento della ex-Iugoslavia a cui abbiamo dato il nostro contributo con il governo Dalema desideroso di apparire forte con la presidenza Clinton ma contribuendo così alla tragedia del Kossovo.

Ora dopo i crimini di guerra dell’Afghanistan e dell’Iraq, dimenticati in fretta, abbiamo di fronte i drammi seguenti dell’Ucraina e di Gaza con doppie posizioni di intransigenza giusta nei confronti della Russia spinta alla guerra tra fratelli come sono russi ed ucraini dalla spinta della Nato su pressioni usa di accerchiamento della Russia dopo la caduta del muro di Berlino contro le promesse fatte da Bush e Reagan a Gorbaciov. Mentre esiste una forma di ipocrisia nei fatti su Gaza dove la parola genocidio viene continuamente esorcizzata in una costante “damnatio memoriae” eppure i crimini di guerra sono evidenti come in Ucraina ma la stampa mostra ormai un’evidente falsità ipocrita incapace di prendere posizione e paurosa di offendere qualcuno.

Siamo di fronte ad un ciclo storico che all’inizio del secolo avrebbe dovuto essere il secolo della pace e dell’uguaglianza ed invece è purtroppo il secolo dell’ipocrisia e della “damnatio memoriae”.

 

(*) Economista, professore emerito Università Bocconi

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