di Giuliano Longo (*)
Inizialmente alimentata dal malcontento per le misure governative volte a limitare internet e bloccare Telegram, è stata alimentata da un’ondata di accuse di “tradimento” da parte di vari blogger militari e di altri noti commentatori dei media russi.
Allo stesso tempo circolano commenti sulla situazione sociale ed economica del Paese al punto che il leader comunista Gennady Zyuganov – che tuttavia non nomina mai Putin – adombra laminaccia di un “nuovo 1917”,.
I sociologi della società statale di rilevazioni demografiche, VTsIOM registrano nel frattempo un calo dell’indice di gradimento di Putin da sei settimane consecutive.
In effetti, l’economia e il bilancio russi erano in difficoltà già all’inizio dell’anno, ma la situazione sta ora cambiando a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e di altre esportazioni russe, causato dalla guerra in Iran. Ma solo temporaneamente.
Gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe sono proseguiti dall’anno scorso ad oggi, ma se l’economia e il bilancio russi non sono ancora crollati con i prezzi del petrolio a 50-60 dollari, è improbabile che crollino ora con i prezzi a 100 dollari e oltre.
Tuttavia è innegabile l’effetto cumulativo della frustrazione e della stanchezza diffusi fra una parte significativa della popolazione a causa della guerra e delle restrizioni imposte nonché delle varie difficoltà economiche e personali ad essa associate.
Il blocco di internet e Telegram è stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Fra le teorie che circolano a Mosca e all’estero vi è quella di una ribellione all’interno dell’élite russa, volta a rovesciare Putin o a incitarlo a effettuare cambiamenti ai vertici degli assetti di potere nell’interesse di alcuni gruppi di influenza che cercano di limitare il potere del presidente e magari, un domani, di sostituirlo.
Ma è una teoria che regge poco dopo che il Cremlino ha dichiarato pubblicamente che non intende cambiare il Governo attuale e tanto meno quello dell’esercito con la guerra in corso.
Altrettanto improbabile Cambiare il blocco della politica interna, ovvero la composizione della futura Duma di Stato le cui elezioni sono previste a settembre, non solo per i limiti dei suoi poteri, ma anche per i supi criteri dilelezione, spesso solo clientelari..
Quanto alla richiesta ricorrente di abbassare il tasso di interesse di riferimento della Banca Centrale, è attivamente perseguita dalle imprese e da alcuni politici, che, con diverse dichiarazioni, annunciano “la fine dell’economia russa imminente”.
Una versione alternativa, promossa da diversi blogger filo-Cremlino, è il tentativo dell’Occidente e della sua “quinta colonna” di destabilizzare il Paese e provocare un “Maidan”, possibilmente collegandolo alle elezioni della Duma di Stato che, nel 2011 già scatenarono proteste di mssa.
Curiosamente gli obiettivi dell’Ucraina e del “partito della guerra” in Occidente coincidono con quelli del “partito della guerra” russo, che non vuole l’attuazione degli accordi di Anchorage che – con tutti i loro limiti- potrebbero fermare rapidamente i combattimenti. .
Tuttavia, al di là di tutte queste teorie più o meno complottistiche, è chiaro che l’ondata di indignazione in Russia non è artificiale, ma genuinamente alimentata dal crescente malcontento per l’inasprimento della politica interna.
Con ogni sorta di restrizione,:dall'”epidemia di divieti”, dal comportamento arbitrario delle forze di sicurezza, dalla stanchezza per la guerra e dalla crescente ansia per il futuro.
Dove porterà tutto questo? Perché vengono imposte queste restrizioni? Ci si sta preparando alla mobilitazione o a una guerra con l’Europa e la NATO, oppure qualcos’altro di peggio?
Anche se non dovesse accadere nulla del genere, e tutto si limitasse a un ulteriore inasprimento della politica interna, questo da solo irriterebbe persino i sostenitori di Putin, che non vogliono che la Russia si trasformi in una “Corea del Nord 2” o che si ritorni all’epoca sovietica.
In questa situazione c’è chi ravvisa – o auspica?- l’inizio di un collasso interno e disordini e chi invece la considera la classica “tempesta in un bicchiere d’acqua” che non avrà alcun effetto, se non lo sfogo sui social network e l’aumento della emigrazione – dei più abbienti – come è già successo molte volte in passato.
In realtà una destabilizzazione su larga scala sarebbe possibile solo se l’attuale caos informativo fosse un complotto contro Putin ordito da una parte della sua cerchia ristretta. Anche se è difficile immaginare che Putin la consenta e non stronchi l’eventuale sedizione, come avvenuto con il capo della Wagner Prigozin.
Semmai il problema è che, in determinate condizioni, questi sentimenti potrebbero diffondersi a segmenti della società molto più ampi di quanto non accada attualmente..
I sociologi che hanno condotto ricerche su questo tema, hanno invece individuato altre motivazioni principali.
La prima è un’ideologia nazionalista imperialista.
I suoi sostenitori credono fermamente che l’obiettivo primario della Russia sia conquistare l’Ucraina, “riportare la Russia ai suoi confini storici”. E per raggiungere questi obiettivi qualsiasi sacrificio vale la pena, compreso l’uso di armi nucleari, per non parlare della mobilitazione totale o persino del passaggio dell’intero Paese allo stato di guerra.
Questa corrente d’opinione, minoritaria, propugna “la guerra fino alla fine” e si oppone a qualsiasi “compromesso“. Una linea ben visibile su non pochi media oltranzisti, ma nettamente minoritaria poiché il suo estremismospaventa la stragrande maggioranza dei russi comuni.
Vi è poi un secondo segmento di opinione che riguarda i residenti filo-russi dei territori occupati dell’Ucraina, principalmente molti abitanti della Crimea e del Donbass.
Questi non vogliono permettere alla Russia di perdere, non vogliono che le loro città tornino all’Ucraina mentre schierano al fronte almeno 100.000 dei loro cittadini.
Un terzo gruppo d’opinione è di gran lunga maggioritario.
A differenza del primo, non è ideologicamente motivato, ma non comprende gli obiettivi di questa guerra.
Questa fascia di cittadini ritiene “Che questa guerra sia iniziata nel modo giusto o sbagliato, non dobbiamo perderla, perché sarebbe una catastrofe per la Russia. Pertanto, dobbiamo unirci e aiutare il fronte”.
Questo sentimento ha anche contribuito alla mobilitazione relativamente indolore dell’autunno del 2022, influenzata dai proclami ucraini quali “non ci sono russi buoni; uno su 200 è un russo buono” oppure “ritoniamo ai confini del 1991.
Sino all’anno scorso molti russi credevano che, poiché “la vittoria è vicina, continuiamo a combattere ancora un po’. Dopotutto, se c’è la possibilità di conquistare Odessa e l’intera costa, perché non coglierla?”.
Ma ormai le speranze di una rapida inversione di tendenza sul fronte si sono notevolmente affievolite.
Ciò è particolarmente vero dopo che i principali blogger di Z-bloggers, che in precedenza avevano scritto che “la resistenza ucraina sarebbe presto crollata”, hanno iniziato a parlare di una situazione di stallo sul fronte, sotto la perenne minaccia dei droni ucraini che ora colpiscono a centinaia di chilometri dalla linea del fronte.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
