Cronaca

Lo storico diritto ad un “sano” lavoro sta venendo minato da nuove insidie inaspettate?

di Paolo Onorati

Migliaia di persone si sono dirette verso il tradizionale Concertone del Primo Maggio a San Giovanni, forse molti di loro non hanno mai sentito parlare, veramente a fondo, delle estreme situazioni di vita e di lavoro a cui erano soggetti gli operai che li portò a gridare, circa due secoli fa, “otto ore di lavoro, otto di ricreazione, otto per dormire !”, o, perfino, dello sciopero del primo maggio 1886 in Michigan, con la gigantesca partecipazione, per quell’epoca, di 80.000 persone che rivendicavano la salvaguardia di chi , menzionando le parole per questa giornata 2026 del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “ogni giorno, con impegno, sacrificio e dignità, manda avanti l’ Italia”.

 

Solamente trent’anni dopo, sempre in America, la Ford per prima introdusse le otto ore lavorative, e in Italia si dovettero attendere ancora altri cinque anni affinché le insistenti pressioni interne spinsero molte aziende nazionali a concordare condizioni meno sopraffacenti.

 

Ma, oggigiorno, sembra che ci troviamo ad affrontare una nuova sfida: la salute, la dignità e la sicurezza personale nel mondo del lavoro si stanno scontrando con ostacoli ne previsti e ne immaginati al tempo delle ardue conquiste.

 

Proprio ad inizio di quest’anno, si è vista l’urgenza di estendere le vigenti norme per i lavoratori sotto effetto di alcol e droghe, al fine di proteggere maggiormente tutta la collettività che si trova nell’ambito dell’impresa, finanche il pubblico ospite.

 

Questi sono i cruenti dati dietro questa e altre misure intraprese per fronteggiare il fenomeno: l’Italia detiene il primato nell’UE per il consumo di cannabis tra i giovani, in aggiunta ad un aumento sensibile di uso di cocaina e nuove sostanze sintetiche.

Il 25% della popolazione italiana nell’ultimo anno ha fatto uso, almeno una volta, di una sostanza illegale, con un impatto sanitario pari ad un incremento del 5% dei decessi, e con un impatto giudiziario che rappresenta l’incidenza di circa il 30% di detenuti tossicodipendenti nella popolazione carceraria.

 

A tutto ciò, va sommato e considerato il sequestro di circa 90.000 kg di stupefacenti in un anno …

 

Tale mole di problematiche oltre ad affliggere gli animi, ha la tendenza a smorzare l’iniziativa, ma probabilmente è proprio qui il punto cruciale.

 

Forse l’interesse principale non dovrebbe essere tanto nel punire i consumatori di droghe o nel rivendicare con forza profonde riforme sociali.

Forse le persone andrebbero aiutate, e, forse, addirittura il governo andrebbe aiutato ad affrontare gradualmente la questione e a mettere in atto soluzioni lungimiranti.

 

In questa ottica sembrano agire i  volontari di “Mondo Libero dalla Droga Italia”, che fin dalle prime ore della mattinata, ancor prima che venissero aperti gli accessi, hanno distribuito circa 3000 opuscoli informativi illustrati, inerenti ai vari tipi di narcotici più frequenti in commercio, entrando in contatto con ragazzi, famiglie, nonni, per dialogare e confrontarsi su opinioni, dubbi, credenze o,  semplicemente, riconoscendo di ignorare il fenomeno per mancanza di sufficienti informazioni fruibili, tant’è che alcuni tra i giovani hanno desiderato ricevere diverse copie dei libretti pensando, così, di avere un modo, una possibilità per aiutare persone a loro care.

 

La via di uscita è la via all’aumento di consapevolezza, questa pare essere stata la massima, lo spirito di fondo dei volontari “Mondo Libero dalla Droga”, massima che suscita il sospetto a prestarsi benissimo ad essere una panacea individuale e sociale.

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