di Giuliano Longo
Sabato 10 maggio, i rappresentanti della “coalizione dei volenterosi” europea rappresentata dal primo ministro britannico Keir Starmer, dal presidente francese Emmanuel Macron e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dal Polacco Tusk, hanno visitato Kiev, dove hanno incontrato la leadership ucraina. L’incontro si è concluso con un ultimatum secondo il quale la Russia deve accettare un cessate il fuoco incondizionato di 30 giorni a partire dal 12 maggio, altrimenti saranno introdotte nuove sanzioni.
Nella notte tra il 10 e l’11 maggio Putin ha rilasciato la proposta di riprendere una dichiarazione in cui proponeva che l’Ucraina di riprendere iil 15 maggio i negoziati diretti a Istanbul , interrotti alla fine del 2022, senza alcuna precondizione.
Di fatto ha respingendo l’ultimatum e chiarendo che i politici europei non hanno alcun diritto di imporre condizioni che non sono in grado di mantenere, e ha rivoltato la frittata sostenendo che la Russia ha ripetutamente avanzato iniziative per un cessate il fuoco e Kiev ha già violato con la moratoria del 18 aprile sugli attacchi agli impianti energetici fortemente voluta da Trump. .
Putin affermato che ieri 11 maggio avrebbe avuto un colloquio telefonico con il presidente turco Recep Erdogan, per sondare la possibilità di aprire negoziati già il 15 prossimo. Proposta cui Zelensky ha entusiasticamente aderito anche perché il presidente russo non avrebbe escluso una nuova tregua che fino a sabato era una precondizione fondamentale del Presidente Ucraino.
Il portavoce del presidente Dmitry Peskov ha dichiarato alla CNN che “La Russia prenderà in considerazione la proposta di un cessate il fuoco di 30 giorni“, osservando che “una soluzione per stabilire una pace sostenibile in Ucraina può essere trovata solo attraverso negoziati seri‘.
Fuori dalle astuzie diplomatiche e propagandistiche a uso mediatico, resta il fatto che per la prima volta da diversi anni, Russia e Ucraina sono vicine a negoziati diretti e di nuovo a Istanbul. Ma quali e quante probabilità esistano che i colloqui vadano a buon fine è tutto da verificare nei prossimi giorni. Resta il fatto che il primo a rispondere alla proposta di Vladimir Putin è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump con una dichiarazione di netta apertura alle posizioni di Putin.
Il che suggerisce che la posizione della Mosca sia stata comunicata in precedenza a Washington, in particolare all’inviato speciale del Presidente Steve Witkoff. Se così, fosse risulterebbe che Trump stia deliberatamente cercando di lasciare l’Europa “fuori” dai negoziati.
Nonostante l’oltranzismo dichiarato di Macon sulla tregua, il canale televisivo britannico GB News ha definito il discorso del presidente russo “significativo” e ha osservato che Putin ha preparato il terreno per possibili negoziati con Kiev, sottolineando durante il suo discorso ha manifestato il “desiderio di impegnarsi in negoziati seri con conseguenze a lungo termine“, compresa una pace duratura.
Stamane l’agenzia Reuters a sua volta scriveva “Putin rimane fermo sulle sue condizioni per porre fine alla guerra, nonostante le pressioni pubbliche e private di Trump e i ripetuti avvertimenti delle potenze europee”.
Il quotidiano liberal di sinistra The Guardian sottolinea che il Presidente russo ha respinto l’ultimatum dei leader europei di cessate il fuoco, ma si è offerto di intrattenere negoziati diretti, ma non è a conoscenza seTrump ha preso impegni specifici nel caso in cui Putin rifiutasse l’offerta di cessate il fuoco.
Per Zelensky l’Ucraina è pronta a negoziare se la Russia accetta un cessate il fuoco di 30 giorni a partire da lunedì 12 maggio che dovrebbe essere il primo passo verso la fine del conflitto e il capo dell’ufficio del presidente ucraino Yermak, è stato irremovibile: “Prima un cessate il fuoco di 30 giorni, poi tutto il resto‘.
Questo “scambio di convenevoli” e le reciproche accuse politiche tra le parti suggerisce che la retorica pacifista è semplicemente uno strumento politico nel gioco globale. Una pretattica che nella sostanza escluderebbe una vera ripresa dei negoziati e rappresenterebbe il tentativo di scaricare reciprocamente sulle parti la responsabilità della continuazione del conflitto.
Ovvero: Mosca respinge l’ultimatum dell’Occidente e presenta una sua controproposta che una volta non accettata da Kiev , si assumerebbe la responsabilità del proseguimento del conflitto, mentre l’ultimatum alla tregua d’armi dei “volenterosi” sul quale rega ancora incertezza, avrebbe lo scopo a sua volta di puntare il dito contro .
Ci sono tuttavia due elementi che cambierebbero i giochi indicando che Russia e Ucraina sono effettivamente più vicine ai negoziati rispetto a qualche mese fa. Il primo è che Zelensky si dichiara pronto ad incontrare i russi (sulla presenza di Putin restano molti dubbi) nonostante il divieto di negoziati con la Federazione Russa previsto dalla Costituzione ucraina. Il secondo è che Mosca è pronta a negoziare con Zelensky senza precondizioni, nonostante la illegittimità del Presidente ucraino sia stata ripetutamente denunciata da Mosca.
Ciò suggerisce che le consultazioni segrete in corso e la diplomazia navetta di Trump stiano avendo un certo effetto. Ma questi risultati sono sufficienti perché le trattative abbiano effettivamente luogo?
Per capire cosa bolle in pentola a Mosca è opportuno gettare uno sguardo sui media russi, non tutti asserviti integralmente al potere come si sostiene in Occidente, ma che talora manifestano umori e opinioni non proprio “allineate” al Potere. Intanto regna sovrane è l’incertezza se l’incontro a Istanbul avrà luogo o meno, soprattutto se permane l’ultimatum dei “volenterosi” sulla tregua di 30 giorni, solo a seguito della quale si potranno svolgere i negoziati.
Quasi tutti i media russi riportano che l’Ucraina non ha rispettato il cessate il fuoco di tre giorni dichiarato in onore del Giorno della Vittoria per il quale avevano, più o meno velatamente, avevano minacciato la sicurezza delle delegazioni estere presenti sulla piazza Rossa.
Pur non azzardando previsioni, alcuni organi di stampa affermano con una certa sicurezza che se nelle prossime settimane non ci saranno progressi nei colloqui di pace, gli Stati Uniti, in un modo o nell’altro, si ritireranno dai negoziati sull’Ucraina e si concentreranno su altre questioni come Trump ha minacciato nei giorni scorsi.
Altri esperti aprono alla possibilità che i negoziati abbiano inizio, ma le loro quotazioni al botteghino della storia valgono fifity fifty.
Ad esempio Andrey Kortunov, esperto del RBC Valdai Club e ben informato sulle segrete cose del Cremlino ritiene che “le posizioni sono state enunciate, ma tra di esse permangono ancora notevoli divergenze. Anche se si suppone che entrambe le parti siano pronte a porre fine alle ostilità, la parte russa nutre seri dubbi sulla capacità della leadership ucraina di raggiungere un accordo”.
Nella sostanza è anche la posizione di molti commentatori russi convinti che i successivi sviluppi dipenderanno in larga misura dalla posizione di Trump che la Russia sta cercando di convincere lasciando aperto uno spiraglio al cessate il fuoco, ma chiarendo però che l’ultimatum dei “volenterosi” è inaccettabile.
Dimitrij Steshin sulla Komsomolskaya Pravda, organo di stampa molto vicino a Putin, sostiene che visti i precedenti delle abortite tregue l’Ucraina “o è totalmente incapace di raggiungere un accordo, oppure i politici ucraini non controllano le loro forze armate, che, a quanto pare, non hanno ancora combattuto abbastanza. In tal caso la Russia agirà diversamente”.
L’editorialista dell Isvetzia Aleksandr Kumanev fa tuttavia notare che nel frattempo gli Stati Uniti hanno approvato il trasferimento all’Ucraina dalla Germania di 125 missili MLRS a lungo raggio MARS, nonché di 100 intercettori Patriot. , Notizia già riportata come dal New York Times, che tuttavia sottolinea che l’Europa non può fornire l’assistenza militare necessaria senza la partecipazione degli Stati Uniti.
Singolarmente, ma significativamente il quotidiano Svobodna Pressa riporta le dichiarazioni di un deputato della destra francese secondo il quale “Tutti vogliono che la situazione peggiori, che le tensioni con la Russia persistano e che le dinamiche mondiali a cui stiamo assistendo vengano respinte”. Convinto che verranno esercitate forti pressioni su Zelnsky “affinché respinga in qualche modo la proposta di Putin o la distorca o la renda impossibile”. Veto già imposto a Zelensky da Biden e dal Regno Unito proprio nel corso dei colloqui di Istanbul del 2022.
Che è poi la convinzione dei nazionalisti russi più estremi, secondo i quali non solo la Russia è in grado oggi di vincere il conflitto, ma con una eventuale o più o meno prossima tregua, il Cremlino rischia di dar fiato alle truppe ucraine stremate, mentre l’Occidente aumenta l’afflusso degli armamenti dall’Occidente.
Per tutti valga quanto scrive South Front, il portale in lingua inglese bandito in Occidente, ma che esprime l’opinione della linea russa più bellicista “Le forze di Kiev si trovano ora in una situazione molto peggiore rispetto all’inizio dell’operazione militare speciale russa. L’Ucraina sta affrontando carenze di ogni genere, dal personale alle munizioni e alle attrezzature. Nonostante tutto ciò, il presidente Volodymyr Zelenskyj sembra ancora più interessato a ciò che vogliono Starmer, Macron e altri leader europei.
L’obiettivo principale della richiesta di cessate il fuoco guidata dall’Europa sembra essere quello di dare all’Ucraina esausta la possibilità di riarmarsi e riorganizzare le proprie forze in modo da poter combattere per un anno o più. Putin lo capisce chiaramente molto bene”.
(Nella foto una veccia foto di repertorio di uno degli ultimi incontri tra Putin e Zelensky)
aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 10.58
