Esteri

Parigi, via altri 600 soldati francesi dall’Africa. Continua la dismissione dei ‘Territori’ della Francia

 

La  “Françafrique”– l’insieme delle ex colonie di Parigi in Africa, sottoposte per decenni al su controllo politico ed economico – si sta disgregando man mano si riduce la presenza militare francese.  Molti dei regimi africani affermatisi recentemente con colpi di stato militari. da tempo hanno strettorelazioni commerciali e militari con la Russia mentrePechinocontinua a consolidare la sua influenza economica nel continente. La Francia, da partner preferenziale su quelle che furono le sue ex colonie, vede il ritorno a casa di migliaia di suoi soldati francesi , come il segno di crisi della sua egemonia su questi stati. Anche la Turchia e alcune petromonarchiecontinuano ad ampliare la propria penetrazione nei paesi liberatisi da Parigi e . Gli Stati Uniti– storico competitore dei francesi nell’area – oscillano tra la soddisfazione e la preoccupazione che difficilmente le posizioni lasciate  da Parigi verranno occupate da Washington.
Ieri alcuni media parigini  hanno scritto  che la riduzione delle truppe riguarderà in particolare il Senegal ed il Gabon– rientreranno in patria 100 uomini sui 350 attualmente stanziati in entrambi i Paesi -, la Costa d’Avorio(100 militari in meno su 600) e il Ciad (300 unità sulle mille presenti).

L’unico punto fermo di Parigi rimane Gibuti,nel Corno d’Africa, dove però oltre ai 1.500 soldati francesi sono presenti numerosi contingenti e basi di vari paesi, tra cui la Cina, gli Stati Uniti, il Giappone, l’Arabia Saudita e l’Italia.
Per quanto le autorità francesi parlino di un ridispiegamento e di un cambiamentodello schieramento militare nel continente africano, al momento pare che l’uscita di scena di Parigi sia irreversibile.  Fino a due anni fa, oltre alle 1.600 unità stanziate in Africa occidentale e in Gabon, la Francia schierava  5 mila uomini nella regione del Sahel, inquadrati nell’operazione Barkhane, per contrastare l’avanzata di milizie jihadiste.

L’ascesa al potere di numerose giunte militari vicine alla Russia – soprattutto in Mali, Niger e Burkina Faso – haportato alla  rapida estromissione delle forze francesi dal Sahel sostituite dai mercenari di Mosca. Macron aveva considerato anche la possibilità di condividere alcune delle sue basi con le truppe statunitensi, che però sono in procinto di lasciare il Niger e il Ciad dopo la pressante richiesta dei governi locali. Un’altra opzione sarebbe quella di chiedere ospitalità alle basi di Washington per piccoli contingenti francesi, in attesa che eventuali cambi di governo nel Sahel.  All’inizio dell’anno Macron ha incaricato l’ex senatore ed ex ministro della Cooperazione,Jean-Marie Bockel,di discutere con i partner africani le nuove modalità da adottare per mantenere una qualche presenza militare francese in alcuni paesi. In un’audizione al Senato di metà maggio, Bockel  ha spiegato che la Francia vuole oggi «una presenza meno visibile, ma mantenere l’accesso logistico, umano e materiale a questi Paesi». Parigi starebbe cercando di evitare l’abbandono totale dellaCosta d’Avorio e del Senegal, considerati degli irrinunciabili “baluardi di stabilità” nella regione. Ma dopo la cacciata delle truppe francesi da Mali, Niger, Burkina Faso e Gabon, l’ondata di risentimento antifrancese ha coinvolto più recentemente anche Dakar. Il nuovo primo ministro senegalese, ed ex leader dell’opposizione,Ousmane Sonkoha chiestoal suo esecutivo di riconsiderare la presenza militare occidentale nel Paese. Sonko ha ventilato la possibilità di chiudere le basi militari francesi ribadendo il desiderio del Senegal di ristabilire una piena sovranità, il che «è incompatibile con la presenza duratura di basi militari straniere in Senegal». Contemporaneamente, il solido legame tra Macron e il presidente Alassane Ouattara ha convinto Parigi ad anticipare in Costa d’Avorio il risentimento dilagante nella regione , circondata  da paesi governati da giunte golpiste ostili alla Francia, con il ritiro di 100 militari alla vigilia delle elezioni presidenziali fissate per il 2025. Opzione sempre valida poiché qualunque sia l’esito delle prossime elzioni francesi Macron manterà sal damente i suo potere la politica estera e quella della Difesa. Infine una osservazione maliziosa: il ritiro di tutti questi soldati lascerebbe spazio a Macron per schierarli in Ucraina….a titolo di compensazione.

GiElle

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