Giancarlo Tancredi e Christian Malangone avrebbero consegnato all’avvocata Ada Lucia De Cesaris, consulente dell’Inter e legale amministrativista dei nerazzurri fino al 2025, la “proposta” di “delibera di giunta” comunale relativa alla dichiarazione di “pubblico interesse” per la vendita di San Siro prima ancora che “fosse portata all’attenzione della Giunta” guidata dal sindaco Giuseppe Sala. E quanto sarebbe avvenuto tra il 4 e il 5 novembre 2021, alla vigilia della “discussione” in giunta per le “eventuali modifiche, l’approvazione e la successiva pubblicazione” dell’atto. E’ una delle accuse di rivelazione di segreto che la Procura di Milano muove all’ex assessore alla Rigenerazione urbana, già dirigente apicale dell’urbanistica quando l’assessore era guidato proprio da De Cesaris fra 2011 e 2014, e al direttore generale del Comune di Milano. Avrebbero violato i “doveri inerenti alle loro funzioni”, si legge nelle 68 pagine del decreto di perquisizione firmato dai pubblici ministeri Paolo Filippini, Giovanna Cavalleri e Giovanni Polizzi. Al solo Tancredi, arrestato ai domiciliari e interdetto la scorsa estate per corruzione e falso prima che la Cassazione lo ‘scagionasse’ in fase cautelare per assenza dei gravi indizi nell’inchiesta sull’urbanistica e la commissione per il paesaggio di Milano, è contestato anche un secondo episodio di fuoriuscita di notizie riservate: il 19 gennaio 2023 avrebbe condiviso con Mark Van Huuksloot, il procuratore dell’Inter, la proposta della delibera numero 28 che “a conclusione del dibattito pubblico” sul progetto del nuovo stadio di Milano doveva essere portata “all’attenzione della giunta”.
Stadio Milano: Boeri avvertì Sala, ‘grave precedente, interessi privati dominanti’
Sullo vendita dello Stadio San Siro e sul progetto di demolizione e ricostruzione di Milan e Inter si è creato “un grave precedente di sostituzione di interessi privati e decisioni private ai criteri di informazione e scelta – del Comune – basati su interessi collettivi”. Lo scriveva in chat il 10 settembre 2019 l’architetto Stefano Boeri che condivideva questo pensiero con il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, dopo che la sua proposta di riqualificazione del Meazza con uno “Stadio-Bosco” era stata bocciata dai club nei mesi della prima dichiarazione di interesse pubblico da parte del Comune. “Beppe per me è il caso è chiuso, perdere concorsi è del tutto normale – scriveva il presidente della Triennale in una delle chat che è agli atti adesso dell’inchiesta per turbativa d’asta e rivelazione di segreto sull’operazione finanziario-immobiliare -. Ma ti segnalo che qui la cosa è diversa”. “Da quando presentare un masterplan equivale a farlo approvare? – domanda Boeri – Noi abbiamo rispettato le loro richieste ma abbiamo modificato il masterplan per migliorare gli spazi per il quartiere, ad esempio creando un parco di 20 ha e distanziando lo stadio dalle case”. “Adesso il nostro contributo diventa invisibile… davvero incredibile”, aggiunge il professore del Politecnico. “Per lo stadio mi sembrano folli” risponde il sindaco aggiungendo che “mo (mi ndr) stanno mettendo in difficoltà”. La conversazione risale ancora alla prima Giunta del sindaco Sala. Le chat di Boeri (estraneo all’indagine) sono stati acquisite in diversi procedimenti negli ultimi 3 anni: nell’ottobre 2023 erano stati perquisiti lui personalmente e i suoi dispostivi nell’inchiesta per turbativa e falso sulla gara della Beic per cui nelle prossime settimane partirà il processo. A luglio 2025 il progettista del Bosco Verticale è stato nuovamente perquisito nella maxi inchiesta sull’urbanistica con l’ipotesi di induzione a dare e promettere utilità sull’ex presidente della commissione paesaggio, Giuseppe Marinoni, per favorire l’approvaizone del progetto ‘Torre Botanica’ all’ex Pirellino. Un capo d’imputazione che non è stato riconosciuto né dal gip Mattia Fiorentini né dal tribunale del Riesame di Milano. Ora le conversazione dell’architetto sono finite agli atti della nuova inchiesta di Procura e guarda di finanza sul settore immobiliare milanese. “Proprio sul tema Stadio”, si legge nei decreti di perquisizione, Boeri aveva “messo in guardia” l’ex commissario di Expo “affinché facesse attenzione perché gli interessi privati non prevalessero su quelli collettivi”.
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