Cronaca

Trapianto Napoli: madre, stop a speculazione su immagine di mio figlio

“Non ho mai chiesto un euro a nessuno e non ho mai voluto un euro da nessuno. Qualsiasi iniziativa e qualsiasi donazione venga data solo alla fondazione, non per iniziative con lo scopo di usare il nome di mio figlio”. Lo ha detto Patrizia Mercolino, madre di Domenico, il bimbo morto al Monaldi di Napoli dopo essere stato sottoposto a trapianto di cuore con un organo danneggiato. Questa mattina Mercolino si è recata dal notaio con l’avvocato Francesco Petruzzi, per costuire “il comitato di raccolta fondi per la nascita della Fondazione Domenico Caliendo”, ha spiegato il suo legale. “Il motivo principale della nascita di questa fondazione è impedire i tentativi di speculazione che stanno avvenendo sull’immagine di Domenico. Non parlo solo delle truffe sui social con degli iban falsamente attribuiti alla madre, ma anche con la vendita di magliette, accessori e gadget. È una cosa folle. Noi vogliamo massima trasparenza e che chiunque voglia donare lo faccia con il canale istituzionale pubblico della Fondazione Domenico Caliendo, che avrà come scopo quello di tutelare tutte le vittime di colpa medica. Poi con il tempo svilupperemo le iniziative”. Ma su quanto accaduto, prima e dopo il trapianto c’è da registrare la durissime presa di posizione dell’avvocato della famiglia: “Basta parlare di difetto di comunicazione, qui c’è stato un tentativo di occultamento”. Così l’avvocato Francesco Petruzzi, difensore dei genitori di Domenico, il bimbo di 2 anni morto domenica scorsa all’ospedale Monaldi di Napoli dopo essere stato sottoposto a trapianto di cuore con un organo danneggiato, rispondendo ai cronisti dopo essersi recato dal notaio con la madre del bimbo per la costituzione della fondazione a suo nome. Stanno emergendo atti, documenti, audit e tutte le contraddizioni – ha aggiunto il legale – non si può parlare più di poca comunicazione. Parliamo di tentativo di occultamento da parte dei soggetti indagati, perché quello è stato, un insabbiamento. Un difetto di comunicazione è un’altra cosa, è quando si sbaglia a capire, non quando si nasconde la verità. La signora Patrizia ha fatto una domanda diretta, ‘cosa è successo a mio figlio?’ Si è volutamente taciuto e il problema è che è stato occultato anche alla direzione sanitaria e alla direzione generale”.
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