La guerra di Putin

Ucraina, i suoi droni colpiscono l’arteria di esportazione petrolifera del Kazakistan

di Giuliano Longo

L’Ucraina ha nuovamente lanciato droni nel Mar Nero contro le petroliere collegate al Caspian PipelineConsortium (CPC), parzialmente di proprietà statunitense, che transita attraverso la Russia e sostiene le esportazioni di petrolio del Kazakistan, – paese senza sbocco sul mare – attraverso il quale viene effettuato l’80% di tali vendite

Le esportazioni di energia dal Kazakistan appresentano circa il 35% del suo PIL , il 75% delle sue esportazioni e l’agenzia economica  Bloomberg stima  il crollo del 45% delle esportazioni kazake attraverso il CPC nell’ultimo mese.

Se il conflitto continua e l’Ucraina si sentirà incoraggiata dal sequestro di una petroliera battente bandiera russa da parte degli Stati Uniti a mantenere il ritmo di tali attacchi – che si tratti del terminal di esportazione di Novorossijsk in Russia e/o delle petroliere – il Kazakistan potrebbe subirne le conseguenze.

Il PCC è in parte di proprietà di colossi energetici statunitensi, i cui profitti sarebbero stati colpiti dalle interruzioni delle esportazioni di petrolio kazako causate dai continui attacchi dei droni ucraini. Il fatto che   l’Ucraina abbia continuato  ad attaccare il CPC– anche solo con le petroliere-  potrebbe anche suggerire un doppio gioco di Trump.

Infatti se il conflitto dovesse protrarsi, gli attacchi ucraini contro il petrolio kazako dovessero intensificarsi e le entrate di bilancio del Kazakistan crollassero, la sua spesa sociale potrebbe subire tagli con proteste e disordini come già accaduto nel gennaio 2022.

Allora, il Aastana  chiese l’ intervento alla CSTO – Organizzazione COLLETTIVA del trattato di sicurezza  a giuda russa- ora  potrebbe invece richiederlo all’Organizzazione degli Stati Turchi guidata da Ankara, nel  timore  che la Russia – con la quale condivide un confine di quasi 7.000 chilometri –  possa intervenire. Timore recentemente sollevato  dal Washington Post, secondo il quale il Kazakistan potrebbe essere  la “prossima fermata” di Putin.

Una prospettiva pesantissima per Mosca che si troverebbe impegnata su due fronti distanti fra loro migliaia di chilometri ed è in questo senso che abbiamo parlato del doppio gioco di Trump se, come pare, la strategia USA come in passato, sia quella di contenere e indebolire la Russia già logorata dal conflitto ucraino.

La penetrazione strategica degli Stati Uniti in Asia Centrale è iniziata in modo significativo dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, grazie alla guerra in Afghanistan che ha reso la regione cruciale e ha portato all’installazione di basi militari, segnando un “nuovo Grande Gioco” geopolitico con Russia e Cina, sebbene un interesse più sottile si fosse affacciato già nella metà degli anni ’90.

Fiutando il pericolo Putin non è stato con le mani in mano e  l’11 15 novembre ha firmato un accordo  con  il presidente kazaco Tokayev, un documento  che, dietro un linguaggio diplomatico rassicurante, nasconde un cambio di peso reale nella geopolitica eurasiatica. Perché non si tratta di un semplice accordo di cooperazione, ma stabilisce un quadro  di lungo periodo su energia e sicurezza.

Tutta l’intesa ruota intorno alle risorse. La Russia garantisce il suo impegno per la costruzione della prima centrale nucleare kazaka e vuole aumentare le esportazioni di gas verso il Nord e l’Est del Kazakistan, dove si concentrano le sue industrie strategiche.  Allo stesso tempo importa carbone kazako e fornisce elettricità a supporto delle reti locali.

In pratica, si consolida una complementarità che rende i due sistemi più interconnessi e riduce la capacità di attori esterni di sganciarli l’uno dall’altro.

Nell’accordo Il riferimento al Caspian Pipeline Consortium, che porta il petrolio kazako fino al Mar Nero-  è un altro punto strategico.

Astana – la capitale kazaka – ha bisogno della piena operatività del consorzio per esportare, e Mosca — nonostante le tensioni occasionali — mostra disponibilità a cooperare. Un modo per mantenere un’influenza non conflittuale sulle rotte che contano.

Energia condivisa. Sicurezza coordinata. Tecnologie sensibili. Minerali strategici. Infrastrutture comuni. Lingua e identità come leve di influenza.

Questa alleanza di fatto disegna un’Eurasia più coesa attorno al baricentro russo-kazako. Non è quindi casuale che i droni ucraini abbiano cominciato ad attaccare naviglio o Terminal che trasportano petrolio Kazako, guarda caso, subito  dopo l’accordo Putin Tokaiev.

Soprattutto considerando che a Kiev non si muove foglia che Washinton no voglia, soprattutto quando sono in ballo interessi petroliferi anche americani.

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