di Giuliano Longo (*)
Putin ha annunciato la cessazione delle ostilità contro l’Ucraina durante la festività della Pasqua ortodossa che viene celebrata sia in Russia che in Ucraina. La notizia è stata riportata sul sito web ufficiale del Cremlino. La tregua pasquale sarà in vigore dalle 16:00 dell’11 aprile fino alla “fine della giornata” del 12 aprile 2026.
“L’Ucraina ha ripetutamente dichiarato che siamo pronti per passi simmetrici – ha immediatamente dichiarato Zelensky- Abbiamo proposto una tregua durante le festività pasquali di quest’anno e agiremo di conseguenza. Le persone hanno bisogno di una Pasqua libera da minacce e di un reale movimento verso la pace, e la Russia ha la possibilità di non tornare a colpire dopo Pasqua”.
Ieri aveva anche ri- proposto un incontro di persona con Putin, ma solo in territorio neutrale. L’annuncio è stato dato in un’intervista al Canale televisivo italiano Rai News 24.
Zelenskyy si rifiuta di recarsi a Mosca, nonostante la precedente proposta della leadership russa e ha escluso Kiev dalla lista delle possibili sedi per un incontro di alto livello. “Sono pronto a incontrare Putin. Certo, non a Mosca o a Kiev. Ma se lui è disposto a incontrarmi, ci sono molti altri posti” ha detto. Ma ha anche confermato che non ha alcuna intenzione di ritirare le truppe dal Donbass, poiché da quell’Oblast i russi attaccherebbero Kharkiv e altre città creando “frattura” nella società .
Dopo aver osservato che i negoziati con la Russia sono stati momentaneamente sospesi a causa della guerra tra Stati Uniti e Iran ha ribadito che verranno ripresi senza indicare sedi e tempi.
Poi parlando di Trump a Rai News 24 si è anche sbilanciato affermando “Chi ha un rapporto migliore con Trump di me? Penso che abbiamo un buon rapporto perché sono uno dei pochi che gli dice quello che penso. Pochi possono dire al Presidente degli Stati Uniti che non ha sempre ragione”.
Aggiungendo che Kiev ha bisogno del sostegno degli Stati Uniti, e non solo di quello militare, ma anche l’America ha bisogno dell’Ucraina e della sua esperienza maturata in anni di conflitto.
Al fronte l’esercito russo è tornato attivo in direzione di Charkiv, in particolare nell’area città di Kupyansk con avanzate localizzate nei pressi di Petropavlovka e Peschanoye, sulla riva sinistra del fiume Oskol.
Durante questi attacchi i russi stanno conducendo operazioni d’assalto utilizzando moto da cross. Ciò significa che il terreno nella zona di Kupyansk si è già asciugato, consentendo gli spostamenti, anche fuoristrada e motociclette leggere, mentre nell’area settentrionale di Kupyansk, piccoli gruppi ucraini continuano a condurre contrattacchi.
Secondo dallo Stato Maggiore russo Kupiansk è già stata “completamente liberata” lo scorso novembre. Conquistata per la prima volta in soli due giorni, tra il 24 e il 25 febbraio 2022, e abbandonata a settembre, le truppe russe sono entrate in funzione in questo settore del Fronte di Kharkiv alla fine dell’estate del 2023.
Tuttavia l’impressione è quella di un rallentamento dell’avanzata russa che rimane pressoché bloccata e sicuramente non prelude ad una immediata offensiva primaverile, almeno in attesa del definitivo disgelo.
Da parte sua Kiev intensificano invece gli attacchi alle raffinerie russe e ai porti baltici nei pressi di San Pietroburgo probabilmente anche dal territorio estone ,come denuncia Mosca che minaccia ritorsioni.
Questa è la terza tregua pasquale nei 4 anni di conflitto e anche se passa in sottotono sui media moscoviti di questa mattina, non è escluso che possa aprire uno spiraglio a trattative di pace in parte legate agli sviluppi del conflitto iraniano.
Da una parte Kiev ha urgente bisogno dei 90 miliardi del “prestito” europeo e scarseggia di forniture militari già bloccate dagli Stati Uniti impegnati sul fronte mediorientale, mentre anche quelle europee sono palesemente diminuite per la riduzione delle scorte dei Paesi NATO.
Di missili americani a lungo raggio che colpiscano le principali russe non si parla più e tanto meno della necessaria copertura aerea vantata oltre un anno fa anche con l’invio di alcuni moderni F35 concessi da parte alcuni paesi europei, e l’impiego di missili Patriot e simili.
Evidentemente le preoccupazioni europee sono ora rivolte allo Stretto di Hormuz e agli sviluppi della situazione, dopo l’ulteriore tregue concessa da Trump all’Iran.
Non a caso Zelensky lamenta che tale situazione abbia messo in secondo piano la questione ucraina e teme che Trump possa ancora premere per la concessione del Donbass ai russi. Una volta avviata a conclusione la crisi mediorientale..
Sul fronte opposto – nonostante il momentaneo sollievo per le casse della Federazione russa dovuto all’aumento dei prezzi di gas e soprattutto petrolio per il quale Trump ha concesso una moratoria per l’esportazione che scadrà entro questo mese- Mosca subisce non solo danni alla sua produzione energetica, dovuta ai continui attacchi dei droni ucraini, ma vede anche un rallentamento della sua economia che si avvicina alla stagnazione e un’ inflazione ornai stabile al 6%.
Né l’ipertrofico sviluppo della spesa militare vale a compensare la crisi della piccola e media impresa, la stretta dello Stato sul sistema produttivo privato e sulle ricchezze degli oligarchi.
Infine, e non è elemento di poco conto, a Mosca i media russi governativi non parlano più della decisiva offensiva di primavera – estate, che dovrebbe chiudere la partita militare, mentre “il Partito della guerra” – presente anche al Cremlino – ha notevolmente abbassato i toni e le sue velleità di “vittoria finale” , comprensive di minacce di deterrenza nucleare.
Condizioni, scenari e segnali che per numerosi osservatori – anche russi – lasciano prevedere che i conflitto ucraino possa risolversi entro l’anno, magari con una tregua più solida per il Natale Ortodosso. Se Trump forte di tutto il potenziale militare statunitense non ha ancora sconfitto l’Iran non si intravedono le condizioni per cui lo possa fare Putin con l’Ucraina.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
