di Irene Panzeri (*)
“L’Iran ci ha appena comunicato di trovarsi in uno ‘stato di collasso’. Ci chiedono di ‘aprire lo Stretto di Hormuz’ il prima possibile”. A riferire questa richiesta di resa dirlo è il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un messaggio sul social Truth, che non ha trovato riscontro da parte di Teheran. L’Iran si è limitato a far pervenire a Trump una proposta di accordo che, secondo i media statunitensi, è stata accolta dal leader Usa con scetticismo. L’offerta di Teheran agli Stati Uniti si articola in “tre fasi”: la fine della guerra, la gestione dello Stretto di Hormuz e, a parte, i negoziati sul nucleare. La Repubblica islamica chiede che gli Stati Uniti e Israele pongano fine alla guerra in Iran e Libano e garantiscano sulla fine degli attacchi contro questi due Paesi. Dopo la prima fase, inizierebbero i colloqui sulla gestione dello Stretto di Hormuz, in coordinamento con l’Oman, al fine di sviluppare un quadro giuridico per la governance e il traffico della via navigabile. Una volta completate la prima e la seconda fase, l’Iran e gli Stati Uniti potrebbero avviare negoziati sul nucleare. Secondo fonti della Cnn, le due parti non sarebbero così lontane da un accordo e, sarebbe proprio per questo motivo, che i mediatori pakistani si aspettano di ricevere nei prossimi giorni una proposta rivista dall’Iran e che risulti più accettabile da Washington. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi è di rientro dopo una visita in Russia ed è previsto che si consulti sulla questione con i leader del regime, nonostante le difficoltà di comunicazione con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei.
Nonostante il passaggio di alcune navi per lo Stretto di Hormuz, tra cui un superyacht russo, una petroliera giapponese e, per la prima volta, una nave carica di Gnl, la situazione tra Iran e Stati Uniti resta di stallo. La testata americana Axios la paragona a “una fase simile alla Guerra Fredda, caratterizzata da sanzioni finanziarie, intercettazioni di cannoniere e colloqui sull’avvio di negoziati. Una situazione che, continua l’analisi, “non sembra avere una fine imminente”. Pertanto “i prezzi dell’energia rimarranno elevati per mesi” e “una guerra vera e propria potrebbe scoppiare da un momento all’altro”. Diversi funzionari statunitensi avrebbero spiegato ad Axios di essere preoccupati perché gli Usa potrebbero essere “trascinati in un conflitto congelato, senza guerra e senza accordo”.
Preoccupazioni che, secondo indiscrezioni, condivide anche il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance che avrebbe ripetutamente messo in discussione l’accuratezza delle informazioni fornite dal Pentagono sulla guerra. Vance avrebbe anche più volte espresso dubbi circa la disponibilità di alcuni sistemi missilistici durante colloqui con il presidente Trump.
(*) La Presse
