di Andrea Maldi
“Questi sono i mostri inviati nel nostro Paese da Joe Biden l’imbroglione e i democratici estremisti di sinistra. Grazie a El Salvador e grazie in particolare al presidente Bukele che ha capito questa orribile situazione”. Queste le parole di Donald Trump sul suo social Truth dopo aver pubblicato l’arrivo, in un aeroporto in assetto di guerra, degli oltre 200 clandestini venezuelani, ritenuti dalla Casa Bianca membri appartenenti all’organizzazione terroristica Tren de Aragua. Vengono trascinati via dall’aereo da soldati in uniforme da assalto e condotti in catene in un carcere di massima sicurezza salvadoregno grazie ad un accordo con il presidente Nayib Bukele.
Un video che ha tutto il sapore di una sfida al giudice federale James Boasberg che nella giornata di sabato aveva sospeso per due settimane l’attuazione del decreto esecutivo e anche ordinato che fossero fatti rientrare tutti gli aerei già partiti con a bordo i venezuelani da esiliare. Il provvedimento richiama “l’Alien enemies act” una norma di guerra del 1798 per avere l’autorità di deportare in modo affrettato i migranti venezuelani in quanto ritenuti “nemici alieni”. L’ultima volta fu invocato durante la Seconda Guerra Mondiale, e tre volte in tutta la storia degli Stati Uniti – l’ultima è quella del Tycoon –.
La replica della portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt non si è fatta attendere: “al momento della sentenza del giudice federale i venezuelani erano stati già rimossi dal territorio americano, i giudici federali non hanno nessuna giurisdizione sul modo in cui il presidente gestisce la politica estera o il suo potere di espellere nemici stranieri. Un singolo giudice di una singola città – aggiunge in modo provocatorio – non può controllare i movimenti di un aereo pieno di terroristi stranieri che sono stati espulsi fisicamente dagli Usa”.
Anche Bukele, contestato leader salvadoregno che suole definirsi “il dittatore più alla moda del mondo” che, tra l’altro, è stato il primo a dare l’annuncio dell’arrivo dei criminali venezuelani nel penitenziario di El Salvador, con un post ha contestato e soprattutto irriso il verdetto del giudice federale: “Ops… es muy tarde (è troppo tardi)”.
Successivamente sono arrivati i messaggi dell’avvocato e politica statunitense Pamela Jo Bondi e del segretario di Stato Marco Rubio che lodano l’importantissimo repulisti di Trump, con l’esilio di “stranieri che con la guerriglia terrorizzavano gli americani”.
