Il Tribunale di Milano ha assolto perché il fatto non costituisce reato tutti gli 8 costruttori, gli architetti, dirigenti e funzionari del Comune di Milano dall’accuse di abusi edilizi e lottizzazione abusiva per il grattacielo ‘Torre Milano’ di via Stresa. E’ la prima sentenza sull’urbanistica di Milano. La giudice Paola Braggion depositerà le motivazioni entro 90 giorni. Assolti i costruttori, Carlo e Stefano Rusconi, l’architetto Giovanni Maria Beretta, gli ex dirigenti del Comune di Milano, Franco Zinna e Giovanni Oggioni, e 3 funzionari dello Sportello unico edilizia che hanno seguito l’iter del grattacielo di via Stresa alto 82,25 metri per 24 piani affacciato su piazza Carbonari.
Con la stessa formula, il fatto non costituisce reato, la giudice ha assolto l’architetto Giovanni Maria Beretta, dall’accusa di falso nella relazione asseverata alla Scia che la Procura aveva chiesto di dichiarare prescritto (un’altra imputazione era andata in prescrizione durante l’udienza preliminare davanti la gup Teresa De Pascale). Una sentenza che, in attesa delle motivazioni fra tre mesi, lascia aperte varie interpretazioni: il Tribunale potrebbe aver riconosciuto la ‘buona fede’ di imprenditori e funzionari pubblici di fronte a norme contraddittorie o a contrasti fra le leggi urbanistiche nazionali e regolamenti locali. Ad esempio fra le norme del 1942, del 1967 e del 1968 sull’obbligo per gli edifici impattanti (più alti di 25 metri o di densità edilizia superiore a 3 metri cubi per metro quadrato) di approvazione di un piano attuativo o piano di lottizzazione, lo strumento che serve a tarare la necessità di servizi pubblici sulla zona in caso di nuova edificazione, a raccordare il costruito con l’esistente e a bilanciare le dotazioni urbanistiche’ come verde, parcheggi, scuole, presenti nell’area, e quanto invece prescritto dalla legge di Regione Lombardia in materia di pianificazione del territorio del 2005 o dal Piano di governo del territorio del Comune di Milano del 2012. Molte delle difese avevano argomentato su questo punto sottolineando l’assenza di colpa degli accusati. Negli anni il Comune di Milano, parte offesa nel processo ma che con una memoria di 35 pagine ha difesa il proprio operato, aveva stabilito come il piano attuativo fosse obbligatorio solo sui lotti di superficie superiore a 15mila metri quadrati e poi a 20mila metri quadrati. Regola varata con delle determine dirigenziali come quella oggetto del processo che ha equiparato la ‘Super-scia’ o ‘scia pesante’ al permesso di costruire. Tra i 5mila e i 15mila mq di lotto sarebbe bastato il permesso di costruire e sotto i 5mila mq (come nel caso di Torre Milano che insiste su un’area molto piccola e per questo motivo l’edificio si è sviluppato in altezza) Palazzo Marino lasciava spazio ai titoli di edilizia diretta, come la Scia.
Tribunale, costruttori in buona fede, giurisprudenza cambiata anni dopo
Erano in buona fede i costruttori Carlo e Stefano Rusconi, così come gli architetti e i dirigenti del Comune di Milano coinvolti nella realizzazione del grattacielo ‘Torre Milano’ di via Stresa. Perché solo le “pronunce” più “recenti” della “giurisprudenza penale”, “amministrativa” e anche della “Corte Costituzionale” hanno “offerto diverse interpretazioni” del concetto di “ristrutturazione” edilizia e dell’obbligo di piano attuativo per gli edifici impattanti. Lo fa sapere il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, con una nota in cui anticipa parte delle motivazioni della sentenza con cui la giudice Paola Braggion ha assolto gli 8 imputati, perché il fatto non costituisce reato, dalle accuse di lottizzazione abusiva e abusi edilizi nel primo processo all’urbanistica. Per “tutti difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo” fa sapere Roia, con riferimento alla consapevolezza di commettere eventuali illeciti, al momento della presentazione della Scia unilaterale con atto d’obbligo alternativa al permesso di costruire nel 2017-2018. All’epoca – spiega la nota – le persone coinvolte nelle accuse si basavano sulla “prassi consolidata” del Comune di Milano, che derivava dalla legge regionale lombarda sul governo del territorio del 2005, dal Piano di governo del territorio e dal regolamento edilizio comunali. Prassi che era “avallata” “dall’Avvocatura” di Palazzo Marino fin dal “2002” e “ratificata” per 21 anni fino al “2023”, oltre che all’epoca “sostenuta” dalla “pacifica giurisprudenza amministrativa” di Tar e Consiglio di Stato che “consentiva l’intervento Torre Milano” con il titolo edilizio rilasciato all’impresa Opm srl, cioè la Scia. Roia spiega perché è stato assolto anche l’architetto Giovanni Maria Beretta, “l’asseveratore del progetto” imputato di false attestazioni sulla conformità della torre ai requisiti del Pgt. Non c’era alcun “dolo” perché “ha attestato ciò che riteneva corretto e non sapeva essere ‘falso’ secondo le interpretazioni della giurisprudenza penale e amministrativa successiva, impostasi dopo oltre 7 anni dalla sua relazione”.
Sala: “Bene sentenza, amareggiato da violenza verbale pm”
“Siamo soddisfatti, è chiaro che c’è anche tanta amarezza”. Lo ha detto Giuseppe Sala, sindaco di Milano, commentando la sentenza di assoluzione su Torre Milano. “Ripensando a come è stata condotta questa inchiesta – ha affermato – la cosa che mi ha amareggiato molto è stata la violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse”. “Un continuo uso di aggettivi, una continua necessità di corroborare le loro tesi con parole tese a screditare la nostra azione”, ha aggiunto.
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